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SULLA SATIRA (il sottile filo rosso che separa la satira dall'ingiuria): conversazione a due voci.

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SULLA SATIRA (il sottile filo rosso che separa la satira dall'ingiuria): conversazione a due voci.

Paolo Casalini (direttore di Informarezzo) e Laura Occhini (ricercatrice e docente presso il dipartimento universitario aretino) discutono sul significato e sul ruolo della satira

 

 

 

 

È di questi giorni la notizia della condanna del tribunale di Roma a un anno e tre mesi a Fabio Rainieri, ex parlamentare della Lega Nord e attuale vicepresidente dellassemblea legislativa emiliano-romagnola, per la pubblicazione sul proprio profilo Facebook, di una foto dellallora ministro per lIntegrazione Cécile Kyenge, con il volto ritoccato in modo da apparire una scimmia.

Era imputato di diffamazione con laggravante della discriminazione razziale. I giudici lhanno anche condannato ad un risarcimento di 150mila euro.

Paolo - Ecco la prima riflessione: come si può distinguere la satira vera dallinsulto nascosto? Mi spiego: se è sufficiente fare un collage di qualunque avversario, un fotomontaggio per spargere veleno, insinuare dubbi (si può arrivare senza possibilità di difesa fino alla pedofilia) dichiarando essere satira, non ci sarà più salvezza per nessuno. Fino al punto in cui la stessa satira perderà qualunque capacitàsatirica” e proveremo solo nausea.

Laura - Anche se non me ne sono mai occupata a livello comunicativo, proviamo a ragionare sui presupposti: se do' per scontato che il presupposto di base sia che la satira è fatta "per scherzare su argomenti seri" ovviamente è difficile trovare il limite fra la satira e l'ingiuria o la satira e la menzogna.

In realtà la satira è tutto meno che uno "scherzo burlone". È un modo molto serio di parlare di questioni delicate cercando di dirle con ironia e con comicità. Mescolare satira e scherzo facilita semplicemente chi la vuole abolire (anche perché alla satira fai fatica a rispondere per le rime e, proprio per questo, ha sempre fatto troppo poco comodo a chi ha qualcosa da nascondere). Quando vuoi scherzare miri a divertire chi legge o chi ascolta, a volte indipendentemente dal fatto che la persona oggetto dello scherzo lo sappia o ne sia consapevole. Quando fai satira rompi gli schemi della serietà per far riflettere su argomenti emotivamente e socialmente coinvolgenti o per far sorridere (anche tristemente) su fatti i questioni di attualità e non puoi prescindere dal rendere consapevole proprio l'oggetto della tua satira altrimenti ne evapora il senso stesso.

Paolo - Dunque tutto è permesso? Anche paragonare un parlamentare ad una scimmia?

Laura - Ma proprio no. E proprio in virtù della differenza fra ingiuria e satira. Il secondo presupposto per analizzare la satira, infatti,  è il contenitore sociale nel quale questa si manifesta: ed è prevalentemente un contenitore mediatico (giornalistico o televisivo che sia - in epoche lontane era il teatro, era il giullare a corte) ed è esclusivamente in questo contenitore che lo puoi concepire come fenomeno. Io posso far satira su un giornale, su una trasmissione, in teatro, diverso invece se faccio "ironia" sui tratti somatici di un ministro su facebook e sono, a mia volta, un politico avversario.

Ecco: se il politico della lega ironizza sul volto della ministra nera forse non è satira: è bullismo! La satira è appannaggio del giornalista, del vignettista, del comico, del cabarettista, dell'editorialista non del politico che ama le boutade o usa l'umiliazione come tema basilare del confronto politico.

Paolo - Discriminare la satira in base alla fonte mi pare un passaggio azzardato, ma andiamo avanti

Laura - Non ho detto che il contenitore (mezzo mediatico) o la fonte (autore della satira) siano gli unici due presupposti. Sono solo due fra alcuni... mi viene poi da pensare che la satira  sia preferenzialmente rivolta alle questioni pubbliche, alle decisioni politiche, alle posizioni ideologiche, ai comportamenti o alle espressioni pubbliche di un personaggio pubblico. Denigrare per il colore della pelle, per i tratti somatici, per l'altezza, per la struttura del corpo non è satira. È semplicemente un modo di offendere ed umiliare l'oggetto della nostra aggressività o l'avversario contendente.

Paolo - Forattini ha sempre fatto satira usando anche gli aspetti fisici: come dimenticare Spadolini col pene minuscolo, Andreotti con la gobba e gli orecchi enormi, Craxi con gli stivaloni da fascista

Laura - Dici bene quando scrivi  "usando anche...", perché implicitamente intendi dire che non la fa "usando solo...". La satira è sottile intelligenza non becera volgarità: rappresentare un ministro come un orango non implica intelligenza ma scialba grettezza (se vuoi anche intellettuale e educativa). Quando fai satira attraverso le immagini devi obbligatoriamente caratterizzare il protagonista anche attraverso i suoi difetti, ma da qui ad umiliarlo, Paolo, la strada è lunga ed in salita.

La satira non è "scherzo" anche se può essere scherno.

La satira analizza ironicamente (ma senza scherzare) i punti deboli di una posizione non i punti deboli di una persona.

La satira ha uno scopo comunicativo (ed anche informativo in molti casi) che non è quello di umiliare l'individuo nel privato ma quello di illustrare la paradossalità dei suoi comportamenti pubblici.

La satira è un lavoro: ossia non tutti quelli che si mettono ad insultare per iscritto fanno satira, a volte fanno solo i bulli.

Paolo - E cosa rimane della sua funzione?

Laura - Castigat ridendo mores... correggi i costumi facendo ridere! Forse ha anche un aspetto di denuncia, di messa in evidenza della cattiva morale. Forse la satira, in fondo, rimane tale quando la leghi all'etica e alla profondità dell'essere, non alla banalità dell'apparire. Se deridi una donna per il suo aspetto fisico non fai satira, dimostri la bassezza e la pochezza della tua capacità di analisi. E politicamente perdi. Umanamente, invece, sei già perso.

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