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BERGOGLIO-SCALFARI: OVVERO PAPA FRANCESCO CASTIGA I MODERNI FARISEI

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BERGOGLIO-SCALFARI: OVVERO PAPA FRANCESCO CASTIGA I MODERNI FARISEI

 

Cosa ha detto Papa Bergoglio a Eugenio Scalfari? Io sfido qualunque lettore a dirmi se ha davvero letto la lettera di cui tanto si parla in questi giorni. Nei principali commenti dei quotidiani, dei talk show, la lettera Bergoglio-Scalfari è stata per lo più letta come messaggio di un Pontefice ai non credenti, a causa di questo (citatissimo) passaggio:

“Mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. (…) La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

A mio modesto giudizio, invece, questo discorso è il classico “parlare a nuora, perché suocera intenda”; a mio giudizio, cioè, Bergoglio con questa lettera si è fatto scudo dietro al non credente Scalfari per lanciare messaggi molto forti per i credenti. C’è una trama, infatti, che percorre tutta la lettera, aldilà dei tecnicismi e (perché no?) della retorica teologica ed è questa: la fede è legata alla risposta che ognuno da alla ricerca della Verità.

“(…) Io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità «assoluta» (…). Ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt’altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita”.

Pare di capire, secondo Bergoglio, che questa Verità non è calata dall’alto e autoritariamente acquisita, ma è inscindibilmente connessa alla “circostanza esistenziale” di ciascun uomo. La fede, in altre parole, nasce dalla scommessa che ciascun uomo gioca sulla Verità della vita; ognuno potrà arrivare a risposte diverse, credenti e non credenti, ma quello che conta, alla fine (e che “salva” sembra dire il Papa) è che ciascuno abbia messo in questa ricerca tutta l’onestà e le migliori intenzioni: ecco cosa intende il Papa quando richiama i non credenti alla loro “coscienza”! E se possibile, è lo stesso Bergoglio a dare l’esempio. Lui non parla della propria esperienza e identità di credente sciorinando una serie di dogmi, ma con un breve inciso autobiografico, parlando di come l’educazione in famiglia, la vita in Parrocchia fin da bambino, lo abbiano portato a incontrare Cristo, fino alla vocazione di sacerdote. Insomma, dice Bergoglio, “Cari credenti o non credenti, ad una cosa siete tenuti tutti: ad essere fedeli alla parte migliore di voi stessi e alle risposte che in coscienza ritenete migliori!”.

Ci vuol poco, allora, a capire come il messaggio di Papa Francesco sia una colossale pietrata alla stragrande maggioranza dei credenti e alla tendenza farisaica che continuamente alligna nell’osservanza religiosa. Ecco perché Bergoglio si rivolge a Scalfari, ecco perché Bergoglio quasi si fa “scudo” dietro ad un noto ateo, in un qualche modo giustificandolo. Perché “giustificare” il non credente Scalfari (tra l’altro mai ricevuto in Vaticano prima), ma che pure domande sulla vita se le pone, toglie ogni giustificazione ai tanti credenti che ostentano devozione, ma che stanno in Chiesa per … fare altro! Perché se è vero che l’invito a essere coerenti con la propria “coscienza” vale per i non credenti, esso deve valere a maggior ragione per i credenti, se è vero che la fede in Gesù è la cosa veramente importante per la vita (come a parole dicono tutti). Deve essere vero per i tanti cristiani che scambiano la Chiesa per un’Agenzia di legittimazione morale e sociale (pensiamo ai politici, anche sotto inchiesta per mafia, che hanno sempre sulla bocca la parola “famiglia”); deve essere vero i tanti cristiani che magari hanno sempre il rosario tra le mani, ma che si prendono solo “la parte migliore” della fede, scansandone volutamente gli oneri (la non comprensione, il pensare ai poveri etc.), guardandosi bene dal portare la Croce, il “giogo leggero” cui li invita Cristo.

Perché la grande tentazione del credente è credersi santo già in vita e di non aver nulla da imparare, dimenticando che il Vangelo è Carità e la fede, cammino. E così nasce la superbia, la supponenza dei farisei. Che Bergoglio, come Cristo, ha voluto provocatoriamente, ma efficacemente sfidare.

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