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Ci risiamo… Evviva la libertà di stampa

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Ci risiamo…  Evviva la libertà di stampa

Non sostare in piattaforma e non parlare al conducente…

 

 

 


Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. (Art.21 della Costituzione della Repubblica Italiana)

In nome e nell'interesse di Monica Bettoni e  Vasco Giannotti. I miei assistiti riferiscono di aver recentemente visitato in data il sito web http://www.informarezzo.com e di aver constatato che lo stesso pubblicava un articolo (tuttora leggibile nel medesimo sito) dal titolo "Il grillo parlante e i costi della casta".

Poiché tale articolo ha gravemente offeso e offende l'onore, il prestigio il decoro e la reputazione dei predetti miei assistiti, questi ultimi, riservandosi in ogni caso di agire giudizialmente per ottenere la più ampia tutela dei propri diritti ed interessi, ivi compreso il risarcimento di tutti i danni subiti e subendo in conseguenza di quanto qui lamentato, mi incaricano di richiederVi, in questa sede, di provvedere immediatamente alla rimozione di tale articolo web, astenendovi dal porre in essere qualsiasi altra ed ulteriore forma di pubblicazione e di comunicazione del suo contenuto.

Cordialità.

Avv. Giovanni Gatteschi

Ricambio la cordialità gent. Avv. Gatteschi, ma non so ancora in che modo io possa aver offeso l’onorabilità, il prestigio ed il decoro degli Onorevoli da lei rappresentati. Certamente il mio articolo non era tenero, ma se ogni qualvolta si esprimono giudizi di merito, politici o tecnici che siano, si rischia di offendere il prestigio di qualcuno, il dibattito sarebbe già finito e la dialettica sarebbe solo autocelebrazione.

La correttezza (politica ovvio) invece sarebbe stata che oltre al suo qualificarsi come insigne e ben noto avvocato del Foro di Arezzo,  ci avesse anche precisato che Lei è membro del consiglio di Amministrazione della Fondazione Sicurezza in Sanità. Solo per una questione di trasparenza e non certo di legittimità, visto soprattutto che la fondazione vive di contributi dello stato. Non vorrei nemmeno immaginare che una potenziale causa contro di me potrebbe essere pagata con denaro pubblico.

Oggi il nostro paese sta vivendo momenti drammatici, la sanità è soggetta a tagli profondi, l’assistenza alle fasce più deboli è sempre più tenue. Il solo essere costretti ad assistere alle manifestazioni dei malati di SLA, che minacciano di lasciarsi morire in piazza Montecitorio per asfissia, riempie di dolore. Triste è il dover osservare che si fa fatica a fornire pannoloni ad anziani indigenti. Ma ancor più grande è il dolore di dover assistere al raddoppio del contributo al convegnone (di cui nel nostro articolo), passato da 25.000 a 50.000 euri, nonostante la USL sia costretta a tagliare a destra a manca: evidentemente questi tagli non valgono per tale essenzialissimo servizio.

Sarebbe stato molto meglio per la libertà di stampa, per la trasparenza della organizzazione che rappresenta e per il dibattito pubblico, che i suoi assistiti avessero replicato, anche a costo di essere durissimi nei miei confronti, piuttosto che subire la difesa giustizialista di un argomento che da anni è vissuto nel sottotraccia del “chiacchiericcio” popolare. Sarebbe stato meglio difendersi nel dibattito e non dal dibattito, per parafrasare una massima abusata in questi giorni. Certamente è più facile chiedere di far sparire un articolo, che rispondere nel merito. Per parte mia avrei dato lo spazio e il risalto che l’argomento merita. Diceva Giulio, pensar male è peccato…

 Come non notare però che siamo nel momento cruciale del passaggio del testimone dell’incarico di direttore generale dell’ISS attualmente occupato dalla nostra Monica Bettoni? E proprio nel momento in cui su questa figura pubblica si concentra un potere discrezionale enorme, non fosse altro che per l’autorizzazione a completare il mega impianto di difesa radar della Nato a Niscemi, quando tra pochi giorni sarà depositato lo studio sull’impatto elettromagnetico delle antenne che è stato commissionato all’Istituto Superiore della Sanità. A seconda di quanto verrà stabilito con detto studio, i lavori del MUOS potranno ripartire il primo di giugno: è sufficiente che l’ISS dia il suo benestare all’impianto. L’ipotesi di assegnare a quest’organismo l’ultima parola sull’installazione del sistema satellitare di difesa strategica, è stata fortemente caldeggiata proprio dalla giunta Crocetta, nonostante in tanti avessero espresso dubbi sull’effettiva “indipendenza” dell’istituto.

Comprendo che nel nostro paese non c’è abitudine a mettere in discussione l’operato dei nostri amministratori. Si lavora meglio nel silenzio. Ma è ormai il mondo intero che sta orientandosi al tema della trasparenza. Soprattutto quando di tratta di contributi pubblici. Come ci hanno ricordato i media nelle settimane passate, in occasione della morte della Lady di Ferro, “I soldi pubblici non esistono: esistono i soldi dei contribuenti”.  

A tal proposito, se non avesse avuto modo di leggere cosa scrivono i Codacons (qui) a proposito del Convegno Forum Risk Management in Sanità, glielo rammento io:

“Il convegno è sponsorizzato, tra gli altri, dal Ministero della salute e da un’azienda privata, la Gutenberg, specializzata in sicurezza nel settore della salute. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un convegno, organizzato in tema di sanità, tra i cui sponsor figurano società che appaiono in conflitto di interessi con gli argomenti dei convegni medesimi, poiché operanti nello stesso campo attraverso l’offerta di beni e servizi – afferma il Codacons – Per garantire massima trasparenza verso gli utenti della sanità italiana, crediamo che il Ministero della salute farebbe bene a non concedere il proprio patrocinio, quando i convegni vedono coinvolti sponsor privati che operano nei settori oggetto di trattazione, e a ritirare il proprio patrocinio al citato convegno”.

Concludo ricordando con amarezza che il nostro paese, in tema di libertà di stampa, ci vede  collocati nella 57a posizione, come già accaduto in passato, dietro paesi come il Burkina Faso (46esima posizione), le Isole Comore (51°), il Ghana (30esima posizione), la Papua Nuova Guinea (41esima).  La cattiva legislazione osservata nel rapporto 2013 di Reporters Sans Frontieres, è proseguita, soprattutto in Italia (57, +4), dove la diffamazione deve ancora essere depenalizzata e le istituzioni ripropongono pericolosamente “leggi bavaglio”, soprattutto per la rete.

Cordialità

Paolo Casalini

p.s. Per essere chiaro: mi assumo ogni responsabilità civile e penale di quanto ho scritto

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