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IL PARADOSSO DEGLI ORDINI PROFESSIONALI

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IL PARADOSSO DEGLI ORDINI PROFESSIONALI

 


 

Noi rappresentiamo 3000 iscritti, loro rappresentano pochi liberi professionisti”.

Questo è il pio desiderio ripetuto come un mantra dai Presidenti degli Ordini riuniti (architetti + ingegneri + geometri) nei confronti di INARSIND, sindacato ingegneri e architetti liberi professionisti. E’ un desiderio perché gli Ordini rappresentano 3000 professionisti quanto l’Ufficiale di stato civile di Arezzo rappresenta 100.000 cittadini: potrebbe un Ufficiale di stato civile decidere la politica per la città? E’ stupefacente che i nostri “rappresentanti” ignorino cosa sia la “rappresentanza” in una società democratica: come se Confindustria pretendesse di rappresentare “padroni” e “operai” allo stesso tempo. Inaudito! Il paradosso - vizio del consociativismo prima repubblica e, come ogni, duro a morire – sta in un Ordine che si illude di rappresentare TUTTI gli iscritti. Non è così per legge, non lo è nei fatti.

Secondo la legge è pacifico che gli Ordini non possono fare attività sindacale, dal punto di vista fattuale poi, come è possibile che i liberi professionisti siano rappresentati da un Ordine che preferisce andare in conferenza stampa con l'Assessore, ben sapendo che contemporaneamente si svolge una affollata assemblea di professionisti che contestano il PRG dell'amministrazione stessa? E’ esagerato chiamarlo boicottaggio?

Gli Ordini prendono iniziative rappresentando solo se stessi, senza consultazioni, si incontrano riservatamente con l’ufficio urbanistica da cui, inopinatamente, ricevono anteprime di documenti che dovrebbero essere o pubblici, quindi accessibili a tutti, oppure riservati, quindi non accessibili; trattano non si sa cosa per conto di non si sa chi, sollecitano nuove procedure senza averne mandato, mettono bocca sul PRG, senza risultati peraltro, e dicono pure di rappresentare 3000 iscritti! Quando vanno a parlare con il Comune di Arezzo rappresentano anche gli iscritti di Montevarchi? Quando discutono di norme che penalizzano i liberi professionisti rappresentano noi che le subiamo? Quando criticano il Piano rappresentano i funzionari pubblici che lo hanno prodotto? Quando chiedono modifiche sono sicuri che TUTTI i 3000 iscritti siano d'accordo, se neppure ce lo domandano? Se Camusso, che guida il più grande e importante sindacato di lavoratori cui si aderisce “per scelta e non per obbligo”, incontra ostacoli a decidere insieme al governo per gli operai ma anche per coloro che il lavoro non l’hanno, figuriamoci quanto può essere spuntata l'arma di un Ordine che non ha funzioni di rappresentanza!

Gli Ordini sono ormai da molti anni organismi autoreferenziali che si fanno forti non di iscrizioni libere ma solo in quanto tenutari di un elenco di iscritti ope legis. No iscrizione, no lavoro! Un relitto del corporativismo fascista, della mancanza di cultura democratica, della incapacità di capire una società che è cambiata e che ancora deve perdere le sue incrostazioni conservatrici di cui gli Ordini sono un “pilastro culturale”.

Il sindacato INARSIND non ha certo la pretesa di rappresentare TUTTI i liberi professionisti, ma proprio per questo le sue iniziative più importanti sono pubbliche, affinchè qualunque libero professionista anche non iscritto abbia la possibilità di esprimere il proprio parere. E negli ultimi anni, spiace per gli Ordini, sembra proprio che questo metodo sia più apprezzato: noi il consenso ce lo conquistiamo, non lo pretendiamo ope legis.

Se qualcuno pensasse che sono beghe interne si sbaglia, perché l’Ordine falsa il rapporto tra amministrazione e cittadini, si interpone come elemento di mediazione tra le due entità senza averne mandato e falsandone il rapporto perché i suoi interlocutori, cioè i funzionari pubblici, sono anche suoi iscritti, al pari dei liberi professionisti e quindi come gli uni e gli altri possono sentirsi tutelati e rappresentati? Insomma, i consiglieri che trattano con il Comune lo fanno da liberi professionisti o da funzionari pubblici? E’ evidente il conflitto e la confusione di interessi.

Il rapporto corretto che INARSIND ritiene debba essere tenuto con il Comune non è quello consociativo, è quello nella linea Monti: a ciascuno il suo ruolo. Il Comune progetta, noi facciamo osservazioni, il comune decide. La decisione ci convince, plaudiamo, altrimenti protestiamo civilmente ma non intavoliamo trattative riservate. Noi vogliamo una partecipazione attiva ma rispettosa dei ruoli e soprattutto informiamo i colleghi.

E gli Ordini, prima di ricevere documenti dal Comune, dovrebbero chiedere: “Sono pubblici? Se sì li diffonderemo agli iscritti”. Se la risposta è no, allora non li dovrebbero nemmeno esaminare e dovrebbero segnalare anzi al proprio “iscritto” funzionario del Comune, l’inopportunità della cosa. Almeno questa sensibilità verso quella deontologia che devono amministrare, e che talora brandiscono come un’arma, dovrebbero possederla.

A maggior ragione nell’urbanistica, settore delicatissimo che muove interessi economici consistenti.

 

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