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CasaPound Arezzo: di stati generali, anfitrioni e “sistemi culturali” da rivoluzionare

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Arezzo, 27 gennaio - "Apprendiamo con divertito stupore – afferma Eugenio Palazzini, coordinatore provinciale di CasaPound Italia - come qualcuno, che poco più di un mese fa osteggiava apertamente lo svolgimento della nostra conferenza dedicata a Vasari – che fra l'altro si terrà nelle prossime settimane –, ad oggi si erga a paladino della libertà culturale aretina, scrivendo testualmente: 'La cultura, non ci stancheremo mai di dirlo, deve essere considerata un diritto dei cittadini ed un bene comune (...)'".

"Aldilà delle implicazioni comico - grottesche della frase – prosegue Palazzini – riteniamo la partecipazione di tutte le parti politiche al dibattito in corso sulla crisi della cultura cittadina come un elemento di notevole importanza, capace di fornire alcuni interessanti spunti di confronto e di riflessione. Il primo riguarda proprio la definizione di 'sistema culturale aretino.'

Ad oggi infatti non esiste nulla di tutto ciò e se di sistema si può parlare, forse lo si può fare in ordine a certi monopoli culturali che vedono sempre e solo gli stessi soggetti a gestire in soliloquio manifestazioni ed eventi sul territorio, senza un riscontro di gradimento oggettivo ed un indotto economico degno di tale nome. Nel caso dunque fossero indetti gli stati generali della cultura cittadina – per utilizzare il frasario dei giacobini de noantri – siamo sicuri che sarebbero il solito tavolo di confronto fra gli interessi di poltrona e di immagine dei grandi vecchi del settore. A meno che non si voglia veramente sentire il parere di tutti, innovando quindi forma e sostanza del dibattito."

"Il secondo spunto di riflessione – continua Palazzini - riguarda invece il ruolo che il sindaco sta tenendo nella discussione in oggetto, in quanto tutto dovrebbe fare in questo momento – almeno a nostro parere – meno che coltivare la propria vocazione anfitrionica: chi si candida infatti ad una carica istituzionale come quella ricoperta da Fanfani ha la responsabilità di amministrare e non di rattoppare le deficienze e le manchevolezze di un pool di assessori legalmente retribuiti per espletare il proprio mandato. Dunque ci auspichiamo che il ruolo di Fanfani si limiti alla supervisione ed alla promozione degli eventi culturali futuri più che al loro coordinamento – come invece suggerito –, che preferiremmo gestito da chi riceve a tal fine un lauto stipendio pubblico in tempi di magra come quelli attuali."

 "Infine, e questo è il punto che più ci preme sottolineare – aggiunge il coordinatore provinciale di CPI -, intendiamo rimarcare la fondamentale importanza del sostrato sul quale opera la cultura, forse l'unico spunto del comunicato Arci che ci trova d'accordo, seppur con prospettive differenti. L'humus culturale di Arezzo è infatti assai fecondo: senza scomodare Balzac e la sua Comédie humaine abbiamo bellezze artistiche, paesaggistiche, architettoniche e storiche che abbracciano ogni epoca. Siamo fra i primi produttori ed esportatori di prodotti DOC in Italia ed all'estero. Abbiamo eccellenze artigianali e professionali che ci rendono fieri della nostra aretinità ogni giorno. Abbiamo una tradizione che fa perno su 2000 anni di storia, anche se spesso ce lo dimentichiamo."

"Combiniamo dunque tutti questi elementi – dice ancora Palazzini - in un sinolo moderno e versatile: creiamo nuovi tracciati turistici urbani che integrino arte, storia, cultura ed enogastronomia. Risvegliamo dal torpore il centro storico con eventi periodici e diversificati, al fine di valorizzare lo splendido intrico di piazze, vie e vicoli che possediamo. Rivoluzioniamo l'offerta culturale complessiva, creando pacchetti-visita che includano l'ingresso a tutti i musei, il servizio navetta ed il pit stop shopping in locali convenzionati in città e sul territorio, magari coinvolgendo aree tradizionalmente decentrate come la Valtiberina ed il Casentino. Creiamo un Istituto Storico del Saracino che perori e promuova costantemente lo spirito della manifestazione e l'immagine della città nel mondo. Ripartiamo dall'Ostello della Gioventù come struttura di scambio e flusso turistico a basso costo, magari utilizzandola da principio proprio per i visitatori provenienti dalle città gemellate con la nostra.

“Non si tratta quindi - conclude Palazzini - di rattoppare un sistema culturale, ma di plasmare un Sistema Arezzo nel quale cultura, turismo, economia, accoglienza ed integrazione siano il portato di un reale cambiamento di attitudine e non il solito monopolio burocratico giocato da poltrone ammuffite. A queste condizioni siamo pronti e disposti a partecipare ad ogni tavolo di confronto."  

 

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