ARETINI IN GUERRA: Una fugace immagine della Polonia alla fine del ’43 (2 parte)
F.C. In Polonia la gente moriva di fame. I Polacchi dicevano: che fra le due occupazioni, quella russa e quella tedesca , non sapevano quale fosse migliore. La nostra padrona di casa, quella che ci aveva affittato la camera , non aveva niente! Non aveva niente! Eravamo noi che le davamo da mangiare, perché erano proprio nella miseria più nera.
S.P. Le posso dire una cosa sola: il nostro comandante che aveva il trattamento consolare, aveva riempito un baule di roba e andava da questi ebrei , a Sosnowice, ché ce ne erano tanti, e portava via orologi dando in cambio un po’ di pane, dei buoni acquisti… non li avevano presi ancora, poi via via li hanno deportati e…
F.C. A Berlino si vedevano gli ebrei con la croce dietro che spazzavano, che facevano gli spazzini
S.P. …Il fatto è che quando siamo arrivati noi la nostra delegazione era già in attività, e può darsi che questo ( il comandante n.d.r.) l’avesse fatto prima che fossimo arrivati ,anche perché c’erano tutti questi ebrei liberi. Dicevano:” Andiamo dagli ebrei di Sosnowice”. Di queste famiglie ebree ce n’erano tante a Sosnowice, non a Katowice…prendeva gioielli, piatti, bottiglie. Portava tutto in Italia.
I.Quindi ancora alla fine del ’43 molti ebrei vivevano nei loro villaggi in Polonia. Sapevate qualcosa sui campi di sterminio?
S.P .Nessuno sapeva niente. Noi l’avremmo saputo da uno dei duemila operai che erano lì. Se ci avessero detto:” Guardi che laggiù c’è un campo di concentramento…” nessuno mai detto niente! Tutto appariva normale, il nostro ufficio funzionava bene, la miseria c’era, ma tutto funzionava bene, i lavoratori venivano e dicevano, ho bisogno qui, ho bisogno là, noi si andava a trovarli, poi tornavamo a casa e così via. Io lungo la strada mi affacciavo dal treno e vedevo questi campi… c’erano trentacinque, quaranta lepri in un campetto solo, io che ero un appassionato di caccia mi mordevo le mani. La tranquillità assoluta! Mai un contrasto con un tedesco, andavamo per la città la domenica…c’era la gelateria italiana…In Polonia neanche un aereo abbiamo visto. Poi, dopo l’8 settembre tutto cambiò. Per fortuna noi eravamo appena tornati in Italia.
Ritornati ad Arezzo, trovano rifugio con altri sfollati nelle gallerie del Torrino.
I. All’inizio avete detto che vi siete rifugiati ad Usciano.
S.P.- Ci siamo rifugiati nella galleria del Torrino2, per sfuggire ai bombardamenti. C’erano i signori di Badicroce, c’erano i Veraldi del caffè…tutti con noi.
F.C.- Perché i signori di Badicroce invitavano sia i partigiani che i tedeschi, e una sera avevano ospiti degli ufficiali tedeschi. I partigiani che si trovavano su nel poggio, con i binocoli videro un tedesco appoggiato alla finestra e spararono, lo uccisero. Allora i signori di Badicroce cominciarono a preoccuparsi, perché c’erano tanti sfollati, anche di Arezzo. Un alto ufficiale disse a questi signori: “ Domani facciamo la rappresaglia, vi consigliamo di partire, lei il bimbo e il marito”.Ci ritrovammo tutti nella galleria.( La maggior parte degli sfollati nella galleria, come i coniugi Semino, cercavano rifugio per sfuggire ai pericoli del passaggio del fronte in quella zona, come sarà chiarito in seguito n.d.r.)
I.-Quanto rimaneste in questa galleria?
F.C.- Una quindicina, venti giorni, finché non arrivarono le truppe inglesi.
I.- Ma come vi adattavate a vivere in questa galleria… dove dormivate…
F.C.- Male! male! ma eravamo tante famiglie, si facevano le frasche, ognuno aveva il suo recinto, fatto con i rami…e si dormiva sdraiati per terra.
I.- Quanti eravate, più o meno?
F.C. -Una decina di famiglie..c’erano i Luciani, il babbo, la mamma dei Veraldi, c’erano i signori di Badicroce…
I.-Nelle Gallerie, come facevate a procurarvi il cibo?
F.C.- Io e mia cognata si andava dai tedeschi che ci davano un po’ di pane, oppure prendevano il grano e lo macinavano con il macinino del caffè. Poi il Veraldi un giorno andò non so dove, e tornò con un po’ di carne …da questi contadini…
I.-Voi quindi vi rifugiaste nella galleria per sfuggire alla rappresaglia.
F.C- No, per i mitragliamenti. Noi eravamo a Usciano, distante da Badicroce dove fu ucciso il tedesco.
P.S.- A Usciano c’è stato il passaggio del fronte, perché gli inglesi venivano da Castiglion Fiorentino, sono andati su alla Foce, e dalla Foce hanno cominciato a bombardare.. piovevano bombe , e i tedeschi erano dopo Palazzo del Pero, su quel monte a sinistra che ora ci gira la strada nuova.
F.C.-Una mattina si sentì i tedeschi che cominciarono a urlare .Pensai: "Ora ci ammazzano…avranno ammazzato un tedesco…" ,Invece vennero a dirci che ci dovevamo spostare in quell’altra galleria perché di quella ne avevano necessità. Gli inglesi, videro questi poveri sfollati, ma in mezzo a noi c’era qualche tedesco e per ammazzare anche un solo tedesco, cominciarono a smitragliare,a lanciare granate…gente che cadeva a terra, la su’ mamma tutta ferita…noi ci buttammo dietro delle cunette, c’erano delle oche vicino a noi che probabilmente ci salvarono la vita, perché rimasero uccise e furono colpite da proiettili che potevano uccidere noi. Comunque si riuscì ad arrivare a quest’altra galleria. Fu l’ultima notte, poi arrivarono gli inglesi. Venne il suo contadino (del marito n.d.r.) che disse: “ Allora potete uscire che sono arrivati gli inglesi, potete venire via dalle gallerie”. Ma piano piano, perché era tutto minato. Si arrivò fino a Usciano, si trovò tutto mitragliato. I signori di Badicroce, dato che la nostra casa era tutta rovinata ci dissero:” Perché non venite da noi, che abbiamo una bella villa, una bella tenuta." Meno male che non ci andammo, appena arrivarono alla loro villa, la trovarono bruciata e tutti morti…gli sfollati che avevano ospitato… i domestici…tutti morti3.
1 I coniugi Semino risiedevano nella città di Osweicim (Auschwiz)
2Le gallerie si trovavano lungo il percorso della ferrovia a scartamento ridotto che congiungeva Arezzo con Fossato di Vico( Perugia) ove si immetteva nella linea nazionale. Dopo la partenza dalla città, la prima fermata era al Bagnoro, poi Gragnone. Una piccola locomotiva trainava una serie di vagoncini che, per chi ancora li ricorda, appaiono oggi fiabeschi. Per arrivare al Torrino, il treno doveva affrontare una impervia salita dove rallentava notevolmente e recuperava poi una certa velocità scendendo verso Palazzo del Pero. Da lì si inoltrava nella Valtiberina fino a collegare Gubbio e Fossato di Vico. Si racconta che nel tratto di salita, gli studenti scendessero dal treno in corsa per raccogliere la frutta, risalendo poi velocemente in vettura.
3 La memoria popolare e la storiografia corrente ricorda che a Badicroce venne ” ucciso uno dei militari germanici e subito il comando ordinò la rappresaglia con 13 vittime”…(in realtà n.d.r.) a Badicroce non ci fu rappresaglia alcuna, ma una serie di delitti…I primi tedeschi giunsero a Badicroce il 16 Giugno 1944…il 30 Giugno circa 100 tedeschi entrarono a Badicroce con tre carri armati e saccheggiarono le case e la villa…la criminalità individuale e di gruppo era giunta al punto di odio totale contro gli italiani in quanto tali; i singoli cercavano di scoprirli uno per uno come “nemici”.( Enzo Droandi-Arezzo distrutta 1943-44)


