1989-2019. Il rinnovamento del mondo

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di Alessandro Artini

Il saggio “1989-2019. Il rinnovamento del mondo” di Francesco Alberoni e Cristina Cattaneo Beretta, pubblicato per i tipi de La nave di Teseo, racconta il ventennio appena trascorso, a cavallo tra gli ultimi due secoli. Nel 1989 cade il muro di Berlino e nel 2019 scoppia a Wuhan l’emergenza Covid-19: si tratta di due date storiche, in cui la punteggiatura degli eventi sembra imporre di andare accapo.

Dopo il 1989, con la scomparsa di uno dei grandi protagonisti della Guerra fredda e cioè di quella superpotenza che una volta si chiamava URSS e che riprenderà l’antico nome di Russia, inizia e si diffonde la globalizzazione. Contemporaneamente si avverte la crisi degli stati nazionali (salvo i più potenti), mentre si affermano le grandi corporation.

Con il Covid del 2019, il sistema di welfare, particolarmente quello sanitario, si rivela inadeguato. Lo Stato riprende prepotentemente la scena e reinterpreta, secondo gli autori, il bisogno di ordine socialmente diffuso.

Ma seguiamo il filo del discorso del saggio.

Nel 1991 viene inventato il web, che poi si diffonde gratuitamente a partire dal 1993. L’anno successivo, viene firmato l’accordo del WTO, ovvero dell’Organizzazione mondiale per il commercio, che favorisce i rapporti economici tra gli stati firmatari. I negozi delle città chiudono progressivamente, a favore di grandi gestori come Amazon: con Internet si può ricevere la merce a casa. Crescono anche Google, Facebook e Instagram, immense concentrazioni di potere, che controllano la comunicazione. Il mondo si americanizza e il divario tra ricchi e poveri si allarga sempre di più. La Cina si insinua nelle economie nazionali, acquisendo anche buona parte del made in Italy e della moda.

La globalizzazione è anche occasione di ribellioni, varie ed eterogenee. Anzi tutto quella dei No-Global, che per definizione si oppongono ad essa; in concomitanza si sviluppa anche l’antimedicina, con il rifiuto dei vaccini e compaiono, infine, i sostenitori della decrescita felice, di cui il principale teorico è Serge Latouche.  In questo contesto, in Italia, si afferma il grillismo, di origine anarco-comunista, secondo gli autori. Grazie alle intuizioni di un genio visionario, Roberto Casaleggio, i “5 Stelle” registrano un forte successo elettorale nel 2013, fino a diventare la maggiore forza politica nel 2018. Ma la partecipazione ai due governi “Conte” produce un’incrinatura interna, perché una parte dei militanti preferirebbe “non sporcarsi le mani” e mantenere lo stato fluido di movimento, mentre altri sono decisamente “governisti”. Si diffonde il populismo, come reazione alla globalizzazione gestita dai partiti tradizionali e dallo Stato.

Le vecchie élite sono esposte a forti critiche e si afferma l’ideologia dell’“uno che vale uno”, in opposizione alla meritocrazia e alla cultura alta. La progressiva decrescita demografica è concomitante alla perdita di fiducia nel futuro. Per contro si confida in una libertà individuale assoluta, che considera la natura umana come plastilina e cioè manipolabile in funzione dei desideri.

Con il Covid-19, il nostro sistema sanitario rivela la sua fragilità. La restrizione a casa, ultima ratio di lotta alla pandemia, rivela l’immensa concentrazione di potere nelle mani dello Stato. I grillini, nati per abbattere la casta, oggi forza di governo, si vedono compromessi dalle scelte di quest’ultimo: anziché abbattere lo Stato, finiscono per sostenerlo. Con il governo Draghi, poi, si rifà viva la realtà e il desiderio sociale di ordine. Il potere delle grandi corporation, tuttavia, si mantiene intatto, ma al loro fianco compare nuovamente lo Stato. Su quest’ultimo si profila uno scontro epocale tra due diverse concezioni: quella totalitaria, che si incarna in alcune nazioni, come quella cinese, e quella democratica, tipica del mondo occidentale. In entrambi i casi, le istituzioni statali si ergono di nuovo potentemente nella scena politica; gli uomini – suggeriscono gli autori – preferiscono una dittatura, anche crudele, piuttosto che lo stato di pericolo e di disordine.

L’istruzione subisce forti cambiamenti a causa dell’affermazione della cultura americana, popolare, utilitaristica e, all’apparenza, semplificata rispetto a quella tradizionale. Il mutamento si riverbera negativamente sull’alta cultura, ma la decadenza di quest’ultima trascina con sé anche il pensiero razionale rigoroso, così come l’argomentazione, la dimostrazione e la consequenzialità. La memoria (storica e personale) si indebolisce e ciò provoca anche una caduta della morale nei suoi due versanti, quello dei principi e quello della responsabilità. Non serve più, nelle scuole, una rigida ripartizione di orari e di materie.

Il testo di Alberoni e Cattaneo Beretta è la summa delle ricerche sociologiche e politologiche del ventennio trascorso e contiene le migliori intuizioni formulate dai ricercatori sociali. Il contributo originale dei due autori è confinato nelle pagine conclusive del saggio, allorché essi si “gettano” nel futuro, pronosticandone gli esiti. Si tratta della rinascita della società, dopo la tragedia del Covid, del nuovo desiderio di comunità, della imminente diffusione dello smart working, che segnerà la decadenza delle grandi città a favore dei centri residenziali e paesaggistici, ecc.

Se volessimo leggere tali esiti nell’ottica dei recenti risultati elettorali, potremmo riflettere sul dato dell’astensionismo, che può essere considerato alla luce del senso di sperdimento, causato dalla globalizzazione. Le nuove tecnologie provocano un distacco frustrante per quella parte di popolazione che non è in grado di seguire i tempi accelerati del cambiamento digitale. I media, inoltre, hanno creato una sorta di nuova lingua, che ha un connotato visuo-spaziale, inadatto alle astrazioni e alla forza dei concetti. Il digital divide si approfondisce e una parte della popolazione si sente alla deriva, marginalizzata anche in senso socio-economico. Si ingenera un senso di inutilità circa le scelte politiche.

Interessante potrebbe essere anche la lettura politica che riguarda coloro che sono insoddisfatti dei risultati elettorali. La ricerca di ordine e di stabilità, dopo gli sconvolgimenti del Covid, è per gli autori il sentiment dominante. Da questo punto di vista, le interlocuzioni di alcune forze politiche con i no vax e i no green pass, fautori, almeno all’apparenza, di disordine, sono state penalizzanti.

Anche da questo punto di vista, vale la pena di leggere il testo di Francesco Alberoni e Cristina Cattaneo Beretta.