MAGISTRATI E POLITICA

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di Domenico Nucci

Sono passati trent’anni da Mani Pulite, ma sembrano trecento.
Infatti nei primi anni novanta i vari Pubblici Ministeri tribuni della plebe, godevano di un immenso consenso popolare a seguito dell’inchiesta milanese partita con l’arresto di un mariuolo.
La magistratura scendeva in politica e faceva incetta di voti.
Da allora qualcosa è cambiato e, a chi scrive, pare sia cambiato molto.
Trent’anni fa grazie alla servile complicità della stampa e della TV. i PM godevano di un immenso appeal verso il cittadino che li giudicava tutti spazza corrotti o addirittura giustizieri della notte.
Adesso è esattamente il contrario.
A seguito dello scandalo Palamara la magistratura ha perso credibilità e fiducia nella gente, rivelandosi non più sexi per gli italiani.
Per il rispetto che nutro per la loro delicata funzione non permetterei che la magistratura possa scendere in politica, ma soprattutto che dopo una legislatura per esempio, possa tornare a  Giudicare. Giudicare è un compito quasi sublime.
Ma forse questa volta, il problema si risolverà da solo, se guardiamo appunto il risultato elettorale di Palamara a Roma o di De Magistris in Calabria.
Oggi almeno e fortunatamente, non corriamo più il rischio di vedere Davigo a Palazzo Chigi o Di Matteo in Via Arenula.
Perché a Palazzo Chigi abbiamo Draghi e alla Giustizia la Cartabia, fine giurista e non amante delle telecamere.
Si profila un mondo migliore per noi e dobbiamo dimenticare la tristezza e lo scempio della Giustizia, e della politica, degli ultimi trent’anni.