Il bibitaro ed il piccolo Eitan. Se ci sei, batti un colpo.

20

Non capisco perché ancora non è stato convocato l’ambasciatore dello Stato di Israele per ricevere una solenne lavata di capo. Infatti il piccolo Eitan ancora non è rientrato in Italia.
E questo mi fa credere che parte della organizzazione governativa di Israele abbia responsabilità nel rapimento di quel bimbo.
Perché non capisco come avrebbe fatto ad entrare in Israele -dove vige la quarantena- il bimbo oggetto di una tragedia immane la cui notorietà valica i confini del nostro paese, peraltro essendo nota la diatriba fra le 2 famiglie, bimbo che -ricordo- è sotto la tutela della Repubblica italiana che ne aveva ribadito il no all’espatrio. Tutela che non mi risulta essere stata contestata dallo Stato israeliano, basata sui fatti ossia la circostanza che il bimbo, pur nato in Israele, risiede in Italia da anni e che ha frequentato già 1 anno di scuola materna italiana: scuola materna cattolica, oggetto degli strali di taluni individui (indovinate da dove), che era stata scelta dalla sua famiglia. Che quindi riteneva che in Italia la libertà di culto non sia a rischio e che frequentare la scuola cattolica non sia il male assoluto. La contestazione che il bambino affidato alla zia finisca per non essere cresciuto in  ambiente adeguato, ma anzi in ambiente fuorviante (dove par di capire lo avrebbero costretto a ingoiare la ostia della comunione) dovrebbe colpire l’intera comunità italiana: se fosse vero sarebbe comportamento criminale; se non fosse vero sarebbe offesa alla istituzione stessa della Repubblica italiana.
Atteggiamento tipico di gran parte della popolazione israeliana che se ne frega del diritto internazionale e delle altrui leggi: già sapete come la penso sul rispetto (meglio, il non rispetto) delle risoluzioni Onu da parte di Israele, sull’uso esagerato della forza nei confronti dei civili palestinesi, sulla occupazione militare di Gerusalemme.
Ovviamente le mie informazioni sul caso vengono dai media nazionali e non ho certezza che il bimbo abbia anche passaporto italiano, ma la presenza nei luoghi in cui era solito vivere degli zii di 1º grado che lo hanno accudito, sin dai primissimi momenti del ricovero sino ad adesso, e sulla disponibilità da parte di questi zii di prendersi l’incarico di tutore legale mi fa ritenere non soltanto doverosamente applicabile, ma anche umanamente giusta la scelta dello Stato italiano di porre la propria tutela su questo minore avvalendosi anche della consueta presenza di esperti e professionisti che vigilano su queste tipologie.
E che la folle idea di questo nonno pregiudicato di portare via il bambino in un momento così delicato (dramma immenso perdere tutta la tua famiglia) e complesso (anche sotto il profilo sanitario) mi pare potersi giustificare solo con interessi che nulla hanno a che fare con il benessere del piccolo. A proposito, qui si parla di quell’ambiente che parlava male dell’ospedale dove era ricoverato il bimbo subito dopo la tragedia definendolo incapace di curarlo correttamente.
Ma il nostro Stato pare tremare; per di più abbiamo l’ex bibitaro quale titolare della Farnesina (anche se il comico urlante lo ritiene il miglior ministro degli esteri di sempre) a gestire la situazione di contrasto con la nazione ebraica per antonomasia nel momento in cui a Roma il sindaco ri-candidato ha evidenti problemi con la comunità ebraica locale.
Piccolo inciso, la pagina Facebook degli amanti di Israele che, nei giorni del ricovero di Eitan, proponeva continuamente post pieni di preghiere, pensieri, benedizioni da 3 giorni non lo vede citare mai; il rapimento, per loro la solita menzogna dei gentili.