Gaudeamus igitur. Ma l’economia non va.

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Dice la Cciaa  commentando i dati export: “Il fatturato estero delle imprese aretine non solo ha recuperato abbondantemente quello che aveva perso nel corso del primo semestre 2020 (+14,4%), ma ha fatto anche meglio di quanto registrato nello stesso periodo del 2019 (+31,9%)”.

Non vi annoio con i pur semplici dettagli, ho estratto le quattro voci più alte.

  1° sem. 2019 1° sem. 2020 1° sem. 2021

Metalli preziosi 1.615.387.861 2.866.920.711 2.851.659.591

Gioielleria, bigiotteria 1.063.400.874 568.671.723 1.199.118.850

MODA (tutta) 417.804.721 305.037.870 306.220.657

Apparecchiature elettriche 261900484 226.593.889 179.047.042

La prima si riferisce ai soli metalli puri, area ove alcune ditte aretine eccellono a livello internazionale, che tuttavia offrono valore aggiunto molto, molto, molto modesto percentualmente, infatti vi lavorano poche centinaia di addetti.

Gioire della prima riga -come fanno in via Spallanzani- e offuscare i due riquadri finali relativi a molte aziende con un numero superiore di addetti è per me vergognoso. Mettono insieme sedie, pecore ed aeroplani con un gaudeamus igitur.

E aggiungono in fondo alla tabella, zitti zitti, il drammaticamente significativo

Totale netto oreficeria e metalli preziosi 1.371.715.646 1.235.293.298 1.293.302.627  

Che sottolinea come questo settore cruciale per l’economia provinciale è indietro, una volta fatta pulizia delle parti monetarie, colle quali la gente non lavora e non mangia. Nascosto nel roboante comunicato, infatti compare “considerando, però, la variazione del prezzo dell’oro, probabilmente potrebbero non essere stati completamente recuperati i livelli pre-pandemia.”

Parlando con amici imprenditori orafi, emergono segnali di un recupero entro fine anno, ma siccome si confrontano con concorrenti internazionali che picchiano sodo, ogni ritardo viene pagato colla perdita di fette di mercato. Il continuo adeguamento tecnologico costringe a impegnare molte risorse, mentre tutti (credo) tornerebbero ai bei tempi passati quando da Arezzo partivano tonnellate di catenine (poca spesa e molta resa). Ma la competizione è parte del gioco e così sia.

Però occorre una diversa capacità politica di sostenere queste aziende, da anni Comune e Provincia d’Arezzo hanno trascurato il ruolo che gli spetta. Risulta incomprensibile spendere solo a favore del turismo quando la manifattura è -di gran lunga- il settore principale in addetti e ricavi, e non è per niente messa bene.

Salvo pensare male.