L’uomo del mondo di sotto – tra democrazia postdemocrazia – neodemocrazia

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Intervista a Maurizio Bianconi

L’uomo del mondo di sotto. Dal titolo sembra una sorta di polemica verso quel “mondo di mezzo” che attrverso una inchiesta giudiziaria qualche anno fa, sconvolse la capitale. Lei ha una fiorente produzione letteraria, ma da un paio d’anni si dedica alla politologia, argomento scivoloso che raramente conduce a successi editoriali.

Ho un editore a cui piacciono le mie cose e che mi pubblica, ho un editor letterato di vaglia che mi assiste con garbo e competenza e un focus group di fatto (non lo sanno neanche loro di esserlo) che mi dà idee e consigli. Così sono stati partoriti due manoscritti e editati i relativi libri in un tempo non esagerato, un anno e mezzo circa .

E le vendite?

Del primo che continua a vendere, l’editore è pienamente soddisfatto.

Questo si può considerare il seguito al prcedente?

Questo secondo “L’uomo del mondo di sotto – tra democrazia postdemocrazia neodemocrazia” uscito in agosto colma quel senso di incompiutezza che era rimasto dopo la parola fine del ‘Un graffio al peggio….”

Un impegno mentale e fisico

Quando hai in testa un libro, non pensi ad altro: ogni foglietto che trovi sparso è un’ occasione per un appunto o uno spunto, ogni sosta dal daffare quotidiano, una gita mentale sul come impostare il lavoro.

Come nasce questa idea?

Quando decisi che a fine legislatura avrei chiuso con la politica attiva, andai a cena con un personaggio che non nomino per non rovinargli la reputazione. Mi sfogai sull’inutilità del nostro ruolo, sull’occasione storica perduta da Fini e calpestata da Berlusconi, sul finanziarismo montante e la riduzione delle istituzioni a formali ratificatrici di scelte scellerate prese da chi portava interessi contrari a quelli degli italiani.

Perché ricorda quella sera?

Perché quando parlo di cose che mi appassionano mi infervoro, alzo la voce. Poiche’ i politici fan come i polli d’allevamento, beccano tutti dallo stesso barattolo, il ristorante era pieno di colleghi parlamentari, involontari ascoltatori del mio sfogo. Venne a sedere al nostro tavolo un ex ministro già del gruppo parlamentare pdl, del quale ero stato vicepresidente e mi disse ‘ Vedi Bianconi, te hai un difetto enorme: dici quel che pensi e peggio che mai, fai quel che dici. In più hai fatto il tesoriere del partito e non ti hanno neppure processato o arrestato”. Aveva parlato come un libro stampato. Decisione presa e confermata.

Un pensiero che è riesploso dopo anni

La politica è una pozione che entra in circolo e non va più via.

Un modo di continuare a fare politica?

Non volevo fare la fine di quelli che vivono di amarcord o di quelli che pur di rimanere in bazzica dopo un passato di rilievo si mettono a fare il sindaco di Monculi o l’assessore a Cavallorotto, o peggio ancora, mendicano nomine e considerazione.

Ma anche un modo per sentirsi vivi?

Un giorno un notaio amico stava per andare in pensione e si confidava con me. Era più o meno disperato. Che avrebbe fatto tutto il giorno? Io gli dicevo che qualcosa avrebbe trovato e lui:  “Te dici bene, una biro e un pezzo di carta e te stai occupato tutto il giorno, ma io che so fare soltanto il falegname? ” – ” Io farò lo scrittore, ma te puoi fare il falegname.”  Lui mi dette retta  e io mi sono messo a scrivere.

Ha affinato la sua vena letteraria negli anni

Libri ne avevo già scritti e neanche malaccio, dal mio primo a metà anni 70 in poi, come avevo sempre fatto il giornalista, anche tv.

Ma solo dopo l’impegno attivo ha cominciato a scrivere di politica

La politica è così rimasta nella mia vita tramite la scrittura.

Da politico a politologo

Oggi, estraneo anche psicologicamente alla politica attiva, sono praticamente full time un’analista della politica.

Insieme ad altre attività

Dirigo una  rivista on line La Vocina ( la vocina.it) di ‘ cultura politica’ , con precise caratteristiche: pezzi brevi ,italiano comprensibile, far capire piu’ che sciorinare, distanza siderale dal pensiero unico .

La vita a Forte dei Marmi, la moglie a Firenze, lo studio ad Arezzo. Dove trova il tempo per pensare?

Soprattutto nelle ore alla guida, vere navigazioni senza sosta in tutti i recessi della fantasia e gli approdi del possibile.

Come articola il suo tempo?

La mattina (scrivo circa 3 ore al giorno di mattina presto) cerco di assemblare una serie di esperienze  e attraverso quelle enunciare principî e verità, mai o quasi mai, pronunciate, girando intorno ai contenuti e alla formula, come il poeta che gira intorno a un verso e non gli trova il verso.

Ha mai ricevuto il consiglio di lasciare perdere?

Mi avevano detto: se fai un saggio, fai una pappardella che non la legge nessuno, se porti avanti le tue storie, anche minime e trovi la chiave per spiegare quello che dici da tempo e che la gente sembra non capire, forse fai la cosa giusta.

Ho notato l’utilizzo frequente, che a volte pare pure eccessivo, del termine “postdemocrazia”

Elaborai quell’intuizione. Sono un lettore seriale e nelle mie letture mi sono imbattuto in un neologismo anglosassone “postdemocracy” e nel suo coniatore. In Italia il termine non circola, il contenuto del termine è volutamente ignorato, il mainstream è rivolto in ben altra direzione.

Pare un atto di accusa, una requisitoria rivolta ai mercati finanziari

Io avevo chiamato il marchingegno ‘nuovo ordine dei mercati ‘ nel “Un graffio al peggio….” ,ma ‘postdemocrazia’ era perfetto e rispondeva nell’intuizione del suo inventore alle mie interpretazioni del fenomeno. A quel punto mi fu tutto più chiaro.

E ha deciso di renderlo comune ad un pubblico più vasto?

Avrei dovuto rendere potabile una spiegazione dell’evoluzione del pensiero politico, darle un nome e una continuità e rinvenire i principi sui quali fondare un ipotetico futuro. Ma non come progetto politico. Non sono più un politico attivo, sono uno scrittore un saggista e posso soltanto fornire analisi del contesto e linee di un pensiero possibile. Avrei altresì dovuto rinnovare e completare l’esame delle falle del mainstream, spiegare le strategie del totalitarismo finanziario, le differenze fra antidemocrazia (sec XX) e postdemocrazia (sec XXI). Tutto in modo digeribile, quasi piacevole e in non più’ di  130 pagine circa, limite massimo per un saggio ancorche’ sui generis. Avevo trovato la strada .

Dubbi sullo stile letterario?

Ne parlai con l’editor che si disse d’accordo e si raccomandò da intellettuale letterato di vaglia qual è di non tradire lo stile della mia prosa, asciutto, diretto.

E’ necessario lavorarci molto

Uno dei lavori maggiori, che mi consuma una volta terminata la prima stesura è l’asciugatura del testo, la ricerca dei modi più sintetici e efficaci. Lavoro estenuante, lunghissimo, ma anche appassionante.

E’ soddisfatto del risultato?

E’ venuto fuori un buon prodotto a detta degli altri. Soprattutto è venuta fuori una descrizione dell’itinerario del pensiero politico, con cause, effetti, interpretazioni originali e motivate, trascurate dal pensiero dominante.

C’è anche una forma di rivalsa per la fine della sua carriera politica in polemica con alcuni partiti in cui ha militato?

Assolutamente no. E’ solo un testo che parla chiaro, in un linguaggio diverso dalle assonanze unanimi e dalle menzogne divenute veritá e valori intangibili. Ma senza asti, odi, rivalse, secondi fini. Una lettura piacevole senza spigoli interpretativi . Ne esce una costruzione che mi pare nuova con la scansione fra democrazia ,postdemocrazia e ipotesi di neodemocrazia. Un percorso che disegna un progetto possibile e se mi si consente una novità da prendere in considerazione.

Ci sono molti aneddoti di vita

L’aneddotica sdrammatizza, esemplifica, introduce l’autore nel viaggio  Inoltre segue la tradizione del parlare toscano, dei vecchi saggi che interrogati su un parere, rispondevano soltanto con aneddoti, mai con una risposta diretta. Espediente tratto dall’usanza ancestrale di indurre  alla riflessione prima che a facili risposte.

A questo punto non resta che leggerlo. Impegna molto tempo?

Il libro si legge in 3 ore circa, ma è così denso di spunti che merita forse un affezione ulteriore, una attenzione suppletiva e merita anche, credo, una divulgazione adeguata e dibattiti non improvvisati.