Fantasia, coraggio e tempestività per restituirci la normalità

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di Alessandro Artini

Alcune settimane fa, ho avuto modo di conoscere Giorgio Buonanno, un professore universitario, un ingegnere che, a capo di un team internazionale di scienziati (anche essi perlopiù ingegneri), sta facendo cambiare orientamento all’Organizzazione mondiale della Sanità. Nonostante la levatura (forse dovrei dire, proprio per questa), Buonanno è un uomo disponibile e ha uno stile tutt’altro che oracolare. Poiché, come ho avuto modo di scrivere anche qualche giorno fa, le istituzioni non sembrano offrire indicazioni per il prossimo anno scolastico, unitamente ad alcuni docenti dell’ITIS “Galilei” di Arezzo, abbiamo deciso di andare a cercarle.

L’incontro con Buonanno, così, ci è apparso quanto mai opportuno. Per chi volesse conoscerlo meglio, qualche giorno fa, ha pubblicato, assieme ad altri colleghi, un saggio su Science (Paradigm shift to combat indoor respiratory infection), per dimostrare l’importanza dell’aria come principale canale di contagio. In realtà, quest’ultima pubblicazione segue una serie di altri articoli, volti sempre a trattare questo tema, su prestigiose riviste scientifiche. Alcuni importanti giornali e riviste, come il The New York Times e Wired, ne hanno rilanciato le tesi e così il fronte “negazionista” (di coloro che cioè trascuravano o minimizzavano la fonte aerea del contagio), capeggiato fino a non molto tempo fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha iniziato a recedere. Del resto, gli errori dell’OMS sono stati denunciati recentemente anche da Francesco Zambon, nel suo libro dal titolo “Il pesce piccolo” (che sarà presentato, dall’autore, in un ciclo di conferenze della nostra Biblioteca cittadina) e pertanto non vado oltre su questo tema. Registro solamente che l’OMS si era indirizzata, in sostanza, a individuare altre modalità di contagio, come la trasmissione del virus per contatto, che si sono rivelate, successivamente, meno pericolose di quella aerea.

Riprendo, quindi, il nostro discorso e osservo che, mentre all’aperto le cosiddette droplet sono destinate a disperdersi e a cadere per terra (anche se, ovviamente, un colpo di tosse o uno starnuto, “sparati” in faccia, possono produrre effetti dannosi), il pericolo dei cosiddetti aerosol, in ambienti chiusi, è assolutamente più elevato. Cosa sono gli aerosol? Buonanno ci ha spiegato il concetto usando un’immagine efficace, quella dei fumi di una sigaretta. Se qualcuno fuma in una stanza chiusa, dopo qualche tempo, il fumo si diffonde in aria e, come è noto, tutti i presenti sono costretti a respirarlo passivamente. Esso rimane in sospensione, esattamente come gli aerosol, sebbene non siano visibili. Ebbene, a questo punto immaginate cosa succederebbe nelle aule scolastiche (forse, dovrei dire, cosa è effettivamente successo…) quando, senza provvedere a un ricambio reiterato di aria, ad esempio, aprendo le finestre, una persona positiva resti in classe con i compagni per un intera mattinata…

Cosa possiamo fare? Ovviamente, la strada è quella di sanificare o cambiare l’aria. Per questo i purificatori di aria, donati alle scuole dalla Amministrazione provinciale di Arezzo, rappresentano un tentativo di soluzione, che va senz’altro nella direzione giusta. Ovviamente si tratta di dotare i purificatori di una meccanica adeguata, per aspirare ed espellere integralmente l’aria di un ambiente più volte nel corso di un’ora. Soprattutto sarebbe opportuno che le macchine fossero dotate di filtri Hepa, che offrono buone garanzie di “catturare” il virus.

A questo punto mi fermo, perché non sono in grado di offrire maggiori informazioni tecniche e, del resto, non è questo il senso del presente articolo. Ciò che voglio dire, invece, è che, come nell’Ottocento, quando abbiamo iniziato a trattare l’acqua, ad esempio disinfettandola e distinguendo le acque chiare da quelle scure, e quindi siamo giunti progressivamente ad avere acqua corrente e potabile nelle nostre abitazioni, così adesso abbiamo di fronte a noi il compito di trattare l’aria. In questo senso, si inaugura un nuovo paradigma di ricerca e ciò varrà particolarmente, ma non solo, per le aule dei nostri alunni, che hanno il diritto, a prescindere dalla pandemia, di respirare aria sana in ambienti possibilmente confortevoli. Abbiamo perso tempo con i banchi a rotelle, che certamente sono serviti a ben poco in termini di sicurezza, ma adesso non possiamo più permetterci errori. Aggiungo, infatti, che, se oggi avessimo i fondi che furono destinati a quei banchi, forse potremmo dotare tutte le aule di apparecchiature adeguate.

Alcune istituzioni, come la provincia, cercano di cogliere le opportunità che, come è noto, sorgono sempre, contestualmente ai momenti di crisi, mentre altre proseguono il tradizionale lavoro burocratico, come se vivessimo in tempi ordinari.