Se Salvini fa un comizio ad Arezzo, avvisatemi: anch’io porterò striscione e carta d’identità.

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Non mi fanno ridere un ministro degli interni che fa piangere cittadini italiani con la repressione della contestazione o la sospensione di una insegnante per mancata vigilanza per il contenuto di un lavoro fatto dai suoi studenti.

Non credo che l’Italia sia esposta al rischio di una recidiva fascista. Certo esistono adesso -e forse più che nel recente passato- persone che dichiarano se stesse ed i loro movimenti come fascisti; finiscono per denunciarsi così come perdenti nella società visto che si richiamano ad un periodo storico sconfitto anche dal popolo, cancellato colle urne e la cui emulazione era stata messa fuori legge dai costituenti. Ridicolo come gli stessi individui che si professano fascisti siano cresciuti in una società florida grazie all’intervento degli odiati Stati Uniti; quindi devono decidere se rimanere nel benessere -pur modesto- oppure rinunciare alla agiatezza: scelgano perché diversamente vi è contraddizione nell’esprimere adesione al fu fascismo. Ma l’ignoranza li piega, in larga parte raccolgono una comunità di emarginati delle borgate causata della ignavia delle istituzioni; istituzioni oggetto quindi di contestazioni a cui accomunano i loro nemici rom (parimenti ignoranti ed emarginati): insomma una guerra fra poveri, anzi fra due gruppi sociali che condividono molto. Come i mendicanti e le ladre rom, anche questi nostalgici del duce si muovono in coppia, frequentano solo per lavoro le zone borghesi, hanno segni distintivi di riconoscimento (giacca a vento e tatuaggi al pari di lunghe gonne e ornamenti zingari). Un fenomeno da indagine sociologica che dovrebbe finire in cella quando si passa alla intimidazione o al borseggio (cioè la attività preferite di quei due gruppi sociali). Entrambi sovra-rappresentati nei media, gli dovrebbero dedicare spazio pro-quota (non più di alcuni minuti all’anno, altro che aperture di tg…). Ma ogni schieramento ha bisogno di sventolare il rischio fascismo o il rischio zingari per procurarsi audience di impauriti spettatori. Per inciso, questi nuovi fascisti scelgano meglio i propri accoliti, se continuano ad arruolare stupratori finiranno nell’ignominia, il peggiore dei fati.
Mi fa sorridere l’occasione in cui (salone del libro di Torino) certa parte della cosiddetta cultura italiana si è scagliata contro un Carneade, ossia tale casa editrice definita fascista (o che fascista si autodefinisce) che ha tratto immenso beneficio pubblicitario proprio da parte di quelli che non hanno o non dovrebbero volere propaganda al fascismo (salvo fare dell’antifascismo il leitmotivstesso della loro esistenza).
Certo un adeguato contrappasso sottoporre -quell’editore che si definisce fascista- a quella stessa cura censoria cui gli antagonisti del fascismo furono sottoposti nel ventennio, ma il concetto stesso di censura non può trovare spazio alla nostra attuale società.
Diverso -devo dire- quanto sta accadendo circa i comizi di Matteo Salvini dove si vede con spiacevole frequenza l’intervento delle forze dell’ordine a identificare e sovente allontanare persone che manifestano liberamente, nell’ambito costituzionale, le proprie opinioni attraverso striscioni appesi alle finestre o a voce contestano Salvini per non aver mantenuto le sue promesse elettorali, basta pensare ai rimpatri o alle accise sulla benzina. Coinvolgere i pompieri -che altro hanno da fare-, farli salire sulle autoscale per staccare striscioni qua e là svilisce quel corpo che opera nella emergenza. Imbarazzati agenti Digos a chiedere documenti a tutto spiano col solo risultato di incentivare l’esposizione del dissenso ad un politico, il ministro dell’interno.
Siamo in campagna elettorale e la presenza del ministro dell’interno della Repubblica -gerarchicamente nella posizione di chiedere l’intervento delle forze pubbliche a sua disposizione- è ferita stessa all’esercizio democratico dei pensieri dissonanti da quelli che il Salvini propugna.
Quindi pur convinto che l’Italia non rischi di ricadere nel fu-fascismo (come tipologia di azioni, dacchè il fascismo non si è espresso ideologicamente con una linea di pensiero, ma risultò soltanto da un percorso ex post, identificato da una serie di attività random unite dal ricorso alla sopraffazione verbale, fisica, di squadraccia o di Stato), l’attività che Salvini sta portando avanti durante i comizi mi pare estremamente discutibile perché limitante del diritto costituzionale a esporre idee diverse. Vedere Salvini -cioè il ministro dell’interno- dire dal palco che se qualcuno tocca uno dei suoi supporter verrà asfaltato mi fa venire in mente come il caso opposto non sia tutelato, cioè non vi è garanzia costituzionale a chi venga in maniera tutt’altro che civile coinvolto (troppi gli episodi in cui fan del “capitano” -come Salvini gradisce farsi chiamare- mettono le mani addosso ad altri). Ricorrendo addirittura alle forze dell’ordine si richiama quello che fu un indegno periodo storico che in Italia si sviluppò dopo la 1ª guerra e che portò a calpestare i diritti civili di molti, non soltanto oppositori, semplicemente bastava essere perplessi per essere castigati dalla polizia di Mussolini o dai suoi figuri (ricordando Matteotti). Perchè anche io ritengo che la Lega Nord, rubati 49 milioni di euro dei contribuenti, abbia ottenuto un trattamento che a nessun comune cittadino è stato riservato: roba da arrossire, altro che chiamare la Digos a infastidire chi ricorda questo inciampo al “capitano” (capitano de che, poi?).
Salvini, con le cadute di stile sul meridione e suoi abitanti che alcuni evidentemente hanno dimenticato visto che nel sud lo hanno eletto, è cresciuto -erede- nella Lega di “roma ladrona” e del “pulirsi il culo col tricolore”: deve aspettarsi che qualcuno glielo rinfacci. Se chiama la Digos ha la coda di paglia, quanto meno. Se poi sente bisogno di sventolare il rosario, direi proprio che ha bisono di una robusta benedizione (e di uno strizzacervelli che gli spieghi le incongruenze dell’uomo che chiude i porti ma che bacia la madonnina).
DeGasperi, Togliatti, Fanfani non si fecero mai beccare col gelato (era un bene di lusso) e non ho memoria di atteggiamenti scanzonati da parte di ministri, anche se gli ultimi anni ci hanno regalato Cossiga o Minniti che non sono stati il meglio, ma il rosario……..
Circa il successo di Salvini se ne deve far carico il M5S.
Pur di governare (ah, la poltrona) hanno preso un socio al 15%, lo hanno messo ad un ministero nevralgico e lo hanno fatto raddoppiare: chapeau!
Purtroppo la politica italiana sta scadendo quotidianamente; doveroso sottolineare come la partecipazione in prima persona in campagna elettorale da parte di persone messe a presiedere aziende pubbliche o a maggioranza pubblica sia non solo inopportuno, ma indegno. Un amministratore pubblico di estrazione politica dovrebbe fare l’amministratore, non l’arringatore. Accidenti al PD toscano, che ha dato enorme impulso a questa pratica schifosa infilando politici in tutte le partecipate e ora si trova vittima del suo stesso trucco: la principale utility del territorio è passata di mano e da lì la nuova maggioranza locale fa campagna elettorale.
Porannoi, tanto pagano i soliti poveri cristi.