Strattona un alunno irrequieto che va al pronto soccorso: prof sotto indagine

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Non conosciamo la vicenda nei suoi particolari. Ma possiamo azzardare una riflessione generica su casi che invece sempre piu’ spesso riempiono le cronache italiane.
Di fatto, per chi come me è andato a scuola quando la punizione corporale era la prassi, quando se andava bene era un ceffone e quando andava male si stava in ginocchio dietro la lavagna, la strattonatura di uno studente irrequieto fa sorridere.
Non vorrei tornare a quei tempi, che risvegliano ricordi crudeli, ma non vorrei nemmeno scivolare nella opposta banalità diseducativa e in un permissivismo che fa galleggiare troppi ragazzi nella noia di una esistenza insulsa: i ragazzi devono pur imparare le regole, anche se non le condividono. Il rischio che vedo, è di creare degli adulti incapaci di assumersi delle responsabilità e di diventare veramente autonomi.
Non ho titolo per definire il fatto, che sta occupando tanto spazio in cronaca, anche perché stiamo vivendo giornate senza molto da raccontare. Solo un po’ di logica, che mi porta a pensare che i ragazzi abbiano bisogno di un’autorità che insegni loro la vita e che gli imponga di seguire le regole della convivenza, altrimenti ci troveremo un giorno, schiere di adulti incapaci di adattarsi alle leggi: coloro che non seguono le norme, ma vivono nella loro violazione.
Se i ragazzi godranno di troppa libertà in casa, se la prenderanno come dovuta anche altrove: a scuola, negli ambienti di svago o d’incontro coi coetanei, in casa di altri. Non avendo mai ricevuto un’educazione in tal senso, faranno fatica a comprendere il rispetto, l’osservazione, l’adeguamento e l’adattamento di sé agli altri o al luogo in cui ci si trova e a tutte le relazioni sociali, mentre sarà sempre difficile tener conto delle necessità di coloro che vivono attorno, compreso quelle del futuro partner con cui si sceglierà di condividere la vita. Vivere accanto a persone così, sarà una esperienza drammatica.
La mancanza di rigore e di regole da seguire, condurranno i ragazzi a non sapersi relazionare con persone che, per il ruolo sociale (insegnanti, allenatori, futuri datori di lavoro), gli imporranno la loro autorità. Naturalmente, ogni volta che il “loro potere e la loro libertà” verrà minacciata, i genitori si “immoleranno” in difesa e così voleranno denunce contro professori troppo rigidi o che hanno preso di punta il loro povero figliolo, mentre in realtà continueranno a danneggiare la sua educazione e maturità, che non risulterà né formata né adeguata, non permettendogli di fatto di diventare un uomo od una donna adulta.
La situazione non cambia molto nemmeno nelle relazioni fra pari, ovvero quando ragazzi abituati ad averle tutte vinte si troveranno prima o dopo nella condizione in cui gli altri non accetteranno il loro punto di vista. Come di prassi seguiranno animate discussioni tra genitori che si concluderanno con la volontà di cambiare classe, scuola o il gruppo di amicizie del figlio, senza ottenere però risultati differenti.
Alla fine, capita che siano proprio i genitori a rendersi conto ed ammettere di aver sbagliato nel crescere i figli senza assumere il ruolo necessario di educatore autorevole, naturale ed obbligatorio. Ciò li porta a fare dell’autocritica che dispiace, fa star male, penalizza l’autostima e le scelte di una vita, ma è il primo punto di partenza per riassettare l’esistenza sui dei giusti canoni e criteri, per l’educazione e la crescita di tutti, non solo dei figli.
Dispiace assai che un insegnante con 33 anni di esperienza, che ha pensato di risolvere un problema, rimettendo seduto uno studente agitato, si trovi a passare dei guai, magari perchè un maldestro tentativo di riportare l’ordine in classe, ha provocato una caduta, un livido o un piccolo infortunio.
Spero (per il loro bene e per quello del ragazzo) che i genitori che con tanta solerzia sono andati dai carabinieri, da qui a qualche anno non siano costretti a tornarci, e non certo per sporgere una querela contro l’insegnante di musica.