Banca Etruria: i primi 50 azionisti rimborsati grazie alle norme Gentiloni del gennaio 2018

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Le regole del mercato, note benissimo a tutti coloro che operano (giocano) in borsa, hanno alcuni principi netti: l’investitore che compra azioni, sa di assumersi un rischio di impresa. Se lo fa perché vittima di truffa, deve essere risarcito innanzitutto dal truffatore.  Se non è possibile, perché ovviamente i suoi soldi sono spariti, lo Stato può intervenire solo con «misure eccezionali» in casi singoli, per ragioni sociali.

Gli azionisti delle quattro banche possono provare a fare causa alle banche subentrate, ovvero Bper e Ubi Banca, nelle pieghe di un non chiarissimo trasferimento delle vecchie good bank.

Non possono farlo invece i 169.000 azionisti (sui 300.000 azionisti totali delle banche coinvolte nei crack) di Popolare di Vicenza e Veneto Banca crollate nel 2017, poichè dopo le prime polemiche seguite alla vicenda Etruria, il nuovo soggetto subentrante (Intesa San Paolo) pretese ed ottenne una legge ad hoc, che lo manlevasse da ogni precedente responsabilità, pena l’abbandono immediato di ogni trattativa in merito alla prosecuzione dell’ attività bancaria.

E’ del tutto evidente che per il futuro norme analoghe saranno inserite in un quadro generale, o si ripresenteranno ogni volta richieste in tal senso.  Coscienti infatti che in Veneto erano state fatto vendite fraudolente di massa di azioni delle banche, Veneto Banca e BPV sono state rilevate, con una legge fatta apposta, da Intesa Sanpaolo, inserendo una norma specifica che libera Intesa dal dover rispondere degli illeciti pregressi fatti da altri, ai danni dei risparmiatori. Senza questa condizione le due banche venete starebbero ancora cercando un compratore o sarebbero già probabilmente a gambe ritte.

Attenzione: i danneggiati però possono costituirsi parte civile nei processi contro gli ex amministratori o fare causa alle società di revisione (KPMG e PwC) e a Consob e Bankitalia per mancata vigilanza.

Ad inizio 2018 il governo Gentiloni istituisce un fondo pubblico di 100 milioni per i «risparmiatori» spalmato su 4 anni. Per la prima volta anche chi aveva inconsapevolmente acquistato azioni di rischio può avere un risarcimento, ma tocca all’Arbitro delle Controversie Finanziarie presso la Consob valutare caso per caso.

Mi si conceda un brivido. Si affida alla CONSOB, che potrebbe essere il soggetto passivo di una azione risarcitoria (e che ha fatto il possibile per scaricare ogni resposnabiltà su Bankitalia) per mancata vigilanza, il ruolo di arbitro super partes: un vero groviglio. I risarciti infatti, saranno impossibilitati a proseguire l’azione e richiedere danni all’arbitro. Siamo o no dei geni?

Entro settembre 2018 data fissata per presentare i ricorsi, ne vengono presentati 976, in gran parte dagli azionisti delle Venete, ma 50 di questi dagli ex soci di Banca Etruria. Ne vengono accolti 854 (tutti quelli di BE tanto i soldi li chiederanno a Ubi Banca), riconoscendo un danno totale di 36 milioni di euro da rimborsare al 30%. I soldi vengono anticipati dalla Consob attingendo al fondo Gentiloni, ma per gli azionisti ex BE si pensa al contributo di UBI Banca, che non gode della manleva assoluta concessa ad Intesa San Paolo.

Alla fine la cifra liquidata sarà di 12 milioni di euro (una media di 14.000 euro a testa), poiché la legge stabiliva un rimborso pari al 30% dell’importo riconosciuto dall’Arbitro, fino a un massimo di 100.000 euro. Un intervento quindi eccezionale e in linea con le norme Ue sul mis-selling.

Ora Lega e M5S allargano quel fondo da 100 milioni a 1,5 miliardi, attingendo ai «conti dormienti», cioè quei conti che sono inattivi da molto tempo perché dimenticati e che lo Stato ha incamerato, ribattezzato Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) stabilendo altresì delle forme automatiche di rimborso.

Oggi dunque possono accedere tutti, anche coloro che sono stati già esclusi dagli arbitrati per mancanza di requisiti, ma anche chi ha speculato in piena coscienza. Anche coloro che un mese prima che la Vicenza saltasse per aria, comprarono bond subordinati al 50% del valore nominale. Se gli fosse andata bene, avrebbero guadagnato il 100%,  Adesso possono sperare nei rimborsi automatici e se verranno ammessi, recupereranno il 95% del mancato guadagno.  Un bel colpo.

Il bacino elettorale veneto apprezzerà.

(Fonti. Per le cifre mi sono ispirato alla presidentessa mancata: la Gabanelli sul CdS)