Dalla Roma di Bernini al Duomo di Siena.

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MARMO, BRONZO E ARGENTO PER ALESSANDRO VII.

Siena, Cripta del Duomo (fino al 3 novembre)

La Cripta del Complesso Monumentale del Duomo di Siena ospita fino al 3 novembre un’importante esposizione di preziosi prodotti di oreficeria realizzati da maestranze romane di alto livello all’epoca del papato di Alessandro VII Chigi. La mostra intitolata  Marmo, bronzo e argento per Alessandro VII. Oreficeria e scultura monumentale dalla Roma di Bernini al Duomo di Siena nasce con l’obiettivo di mettere a conoscenza di un pubblico non solo di addetti ai lavori quella che fu una vera e propria arte non solamente di carattere decorativo ma anche di profondi significati tutti riferibili al tema religioso ma anche encomiastico. A partire ad esempio dai sei straordinari reliquiari di forma monumentale con busti di santi in argento, che il papa, il senese Fabio Chigi, salito sul soglio di Pietro nel 1655, donò nel 1663 alla sacrestia della Cappella Chigi o della Madonna, di cui lui pontefice aveva patrocinato la costruzione negli anni immediatamente precedenti, con il noto intervento di Gian Lorenzo Bernini relativo alle statue in marmo.

Gli straordinari oggetti –solitamente chiusi alla fruizione del pubblico- fanno parte delle raccolte del Museo dell’Opera di Siena, oppure sono conservati nella sacrestia della Cattedrale e quindi tra i meriti di questa iniziativa c’è quello di aver dato la possibilità di un accesso generale alla loro visione, grazie al fatto di aver provveduto al loro restauro e alla pulitura così da offrire inoltre agli studiosi e agli appassionati una migliore capacità di analisi diretta e di studio.

Da vedere con attenzione, forse perché ancor meno conosciuti al pubblico, sono senza dubbio le quattro urne gemelle –ancorché manomesse e in parte modificate nel corso del tempo- dei quattro antichi protettori di Siena, conservati nella sacrestia del Duomo e che arrivarono direttamente da Roma nel 1660, grazie al cardinale senese Volumnio Bandinelli, in sostituzione dei precedenti in legno intagliati da Francesco di Valdambrino. Pure da Roma partirono per Siena tre reliquiari inviati personalmente da Fabio Chigi quando era ancora cardinale, destinati alla chiesa di San Raimondo al Refugio e appartenenti ai Conservatori Riuniti.

Si rifanno a modelli propri di grandi artisti secenteschi di cultura barocca ma del versante classico, quali Alessandro Algardi, i reliquari di San Prospero o del beato Ambrogio Sansedoni, della Fondazione Monte dei Paschi. Come pure di ispirazione algardiana sono il piccolo e molto poco conosciuto busto di San Filippo Neri della Collezione Chigi Saracini e il Crocifisso posto sull’altare maggiore della chiesa dell’Annunziata. Si sa che questo prezioso manufatto venne commissionato dal principe Agostino Chigi verso il 1670 e fuso su modello di Ercole Ferrata, come analoghi crocifissi disposti per gli altari di San Pietro in Vaticano per volere dello stesso papa Chigi e con la regia di Bernini.

Ed a sottolineare il nesso tra oreficeria e scultura monumentale del Seicento romano sono esposti – a ideale inizio e conclusione della mostra – due capolavori della ritrattistica del tempo come gli straordinari busti ritratto dello stesso Alessandro VII.  Il primo, reso con sofisticati effetti coloristici, è quello che Bernini scolpì in marmo nel 1657 per il suo illustre committente, conservato oggi in collezione privata a Siena e eccezionalmente concesso in esposizione.  Il secondo risale a dieci anni più tardi, l’anno stesso della scomparsa del papa,  fuso in bronzo su modello di Melchiorre Cafà, il geniale scultore di origine maltese che offrì qui un’interpretazione del soggetto intensamente drammatica.

La mostra, promossa e organizzata dall’Opera della Metropolitana, in collaborazione con Opera-Civita, è a cura di Alessandro Angelini e Alessandro Bagnoli.  I restauri sono stati eseguiti da Antonio Mignemi, MIMARC srl.

La realizzazione editoriale del catalogo si deve a Sillabe (Livorno).