Lo sgomento per il rogo di Notre Dame, attraverso una riflessione del restauratore Tommaso Sensini

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Ci sono stato, la conosco, ci ho lavorato.

Era un progetto europeo (già, l’Europa) che ha messo a confronto le metodologie italiane e francesi sul restauro monumentale, patrocinato da Ministero della Cultura francese, Unione europea, imprese private e per l’Italia FSF Formazione Senza Frontiere poi SEUM Scuola Europea dei Mestieri di Arezzo, era il 2001.

Noi proponevamo il restauro conservativo estremo: mantenimento di ogni elemento e segno che provenisse dalla storia e su cui il tempo aveva impresso la propria memoria, in pieno rispetto del concetto espresso da Cesare Brandi di Tempo Vita.

Loro, i francesi, ritenevano necessaria la ricostruzione purché supportata da studi storici e matematici e applicazione di materiali, tecniche e strumenti tradizionali. Inoltre stavano sperimentando un metodo di ricostituzione attiva della superficie calcarea degradata tramite batteri. Noi proponevamo un’innovativa protezione passiva tramite produzione artificiale di patine a ossalato.

Il confronto, che con noi vide partecipe anche l’italiano Opificio delle Pietre Dure, ha prodotto un Libro Bianco che ha esaminato entrambi i metodi, e messo a confronto pregi e difetti, costi e benefici di entrambi. Poi ciascuno sarà rimasto sulle proprie posizioni ma intanto il dibattito c’era stato e sono certo abbia influito un po’ sul modo di intendere il restauro. Su di me è avvenuto.

Si, si sa che la cattedrale è in buona parte ricostruita, edificata in più secoli, l’Île de la Cité, come descritta da Victor Hugo, è stata ripensata per creare il parvis di fronte alla chiesa, la rivoluzione ha distrutto le statue dei re di Francia, il concetto di restauro in quel paese è rifare, riproporre, mantenere l’impatto, la meraviglia, l’emozione dell’opera, se pur un po’ aggiustata, dell’idea iniziale. È nell’800 che si è completata l’edificio aggiungendo, interpretando, rifacendo. Ed è andata bene che alla fine non furono accettate le mega guglie sulle due torri.

Ho incontrato più volte il precedente responsabile dei restauri della cattedrale, l’arch. Bernard Fonquernie che ribadiva delle follie di Eugene Viollet-Le-Duc nella proposta di costruire alte guglie e la fleches centrale ai piedi della quale raffigurava se stesso nell’atto di innalzarla. La cattedrale è cioè ben lontana dall’offrirci la sua immagine originale.

Ma tutto ciò non toglie che la tragedia che si sta consumando sia immane. La distruzione non ancora terminata e compresa, interessa murature, sculture di pietra e marmo, dipinti, strutture, coperture in piombo e ardesia, orditure lignee, suppellettili, arredi, vetrate imponenti, testimonianze, segni irriproducibili, perduti per sempre.

Lo sgomento non è misurabile. L’incredulità che un evento così grave possa produrre danni così ingenti non può placarsi. Che in un cantiere non vi sia attenzione, sistemi di tutela, responsabili resta un dubbio irrisolto. La rabbia serpeggia per l’apparente inefficienza dei soccorsi. Quel monumento è anche mio, è di tutti, è patrimonio dell’Umanità.

Ma mi chiedo perché mai non si sia pensato a un maledetto elicottero col classico nostrano secchione di tela, con la Senna a pochi metri. Ho sentito dire che i Canadair avrebbero provocato più danni…. ok, peggio di quello che è stato? ho aspettato davanti all tv l’arrivo di un elicotterino che nella prima ora poteva forse essere davvero più risolutivo di quattro pompieri con lo spruzzino arrivati tardi. Speriamo resti in piedi qualcosa. Qualche testa dovrà saltare.

Un abbraccio e l’augurio di buon lavoro ai colleghi storici, architetti, restauratori francesi che sapranno riportare il monumento allo splendore di prima e anche meglio tanto, come ha detto Vittorio Sgarbi appena dopo l’evento, la perdita è relativa, non c’era più nulla di originale e si potrà restaurare tutto “come era e dove era”.
Ma nonostante l’illustre parere nulla sarà più come prima, come questa mattina e comunque ci vorranno qualche decina di anni e poi a che costi e per chi? e per sempre resterà il vulnus del 15 aprile AD 19mo del XXI secolo, e la mancanza della cattedrale come luogo sacro? e lo sconcerto per l’inettitudine e la disorganizzazione: non hanno prezzo.

Tommaso Sensini