Il 25 aprile non si festeggia il derby fascisti/comunisti, ma il ritorno in Italia della democrazia

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"Il silenzio" al cimitero di guerra di Indicatore

Il 25 aprile è una data simbolica, nemmeno rappresentabile solo con la fine reale della guerra. Una data scelta per festeggiare il ritorno della democrazia, senza la quale saremmo ancora sottomessi agli scarponi chiodati delle SS. Il fatto che Adolf Hitler, con la cultura di un caporale in disarmo, abbia potuto mettere in piedi una potenza come il Terzo Reich, con tutto ciò che ne è conseguito, dovrebbe invece farci riflettere: purtroppo non è importante ciò che si è, ma ciò che si riesce a far credere di essere.

Senza questo atto finale, anche gli ultimi italiani di religione ebraica sarebbero finiti nei campi di sterminio, non avremmo mai avuto libere elezioni, non ci sarebbe stato il referendum tra monarchia e Repubblica, liberandoci da una monarchia tra le più incapaci d’Europa; non avremmo avuto nemmeno il voto alle donne o una costituzione che sancisce la libertà, i diritti e i doveri di tutti.

Senza questa data simbolica da festeggiare, non avremmo il diritto di dire quel che pensiamo, né io di scrivere queste mie riflessioni, né voi di leggerle, ovvero di essere liberamente di destra, di centro o di sinistra con pari dignità.

Non ho nessuna intenzione di lasciare il diritto di festeggiare questa data a pochi nostalgici ostaggio di recinti politici in disarmo. La guerra di liberazione in Italia è stata condotta da tutti gli uomini liberi, di sinistra come di centro o di destra, così come le bande partigiane erano liberamente di destra, di centro o di sinistra.

È questa la data in cui gli antifascisti, che erano si anche comunisti, ma anche monarchici, liberali, repubblicani, socialisti, cattolici, azionisti e pure massoni, o semplicemente combattenti per la democrazia, entrarono a Milano insieme agli eserciti vincitori, candidandosi a costruire la nuova Italia democratica, quella stessa Italia che ha visto cadere tra i suoi martiri, esponenti di tutte le forze che si sono opposte: da Piero Gobetti, campione liberale, a Giacomo Matteotti parlamentare socialista, passando per i Fratelli Rosselli, così come la nostra città ha visto morire Sante Tani, il fratello prete Giuseppe e Aroldo Rossi.

L’Europa occidentale è stata liberata da eserciti mandati qui da popoli liberi e certamente antifascisti (assieme agli inglesi e agli americani, mai dimenticarsi degli australiani, neozelandesi e canadesi) ma non mi pare proprio che fossero comunisti, (come non lo era Churchill e il generale Lord Montgomery, Roosvelt, Truman e il generale Eisenhower) che dettero vita nell’Europa liberata, a governi come quello francese, condotti da uomini della destra democratica come il generale De Gaulle o in Italia come De Gasperi. Perché sia sempre chiaro a tutti: il contrario del fascismo non è il comunismo, ma la democrazia.

E’ per questo che come ogni anno, voglio andare a ringraziare tutti coloro che sono morti per darci la possibilità di vivere in questa nazione, repubblicana, unita e democratica, al cimitero di guerra di Indicatore: quei ragazzi sono morti per darci la possibilità di vivere da uomini liberi. Certo con i loro errori e con gli strascichi di dolore che hanno segnato il nostro paese, ma che sono stati lavati con il loro stesso sangue.

Il rispetto invece, verso coloro che in buona fede sono morti combattendo per una causa persa e sbagliata, nulla deve togliere al merito di coloro che si sono opposti all’errore con la propria vita. Riconciliarsi con la storia non significa dimenticarla. Una storia che è ancora poco conosciuta, se non per brandelli, pezzi sconnessi di un puzzle che sembra proprio non abbiamo mai avuto il coraggio di rimettere assieme, forse per paura di vedercisi dentro.

Davvero, il 25 aprile sia la festa di tutti, nessuno abbia il permesso di appropriarsene, nessuno abbia diritto di escludere nessuno e se qualcuno se ne sente estraneo è un problema solo suo: se lo risolva senza rovinarci la festa.