De incineratio

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SIA Aisa Impianti: NI alla gestione di tutti i rifiuti provinciali a San Zeno, SI’ al potenziamento del termovalorizzatore e NO all’aumento dei rifiuti termovalorizzati

Per comprendere le considerazioni riportate nel seguito, ritengo necessario chiarire il contesto concettuale che le guidano; può non essere condiviso, ma è il mio.

1-Con i rifiuti non si debbono fare profitti, primo perché si tratta di un servizio essenziale, poi perché non si è in una situazione di libero mercato, bensì di totale monopolio. A maggior ragione se questo servizio è svolto da un’azienda totalmente pubblica, perché al di là di qualunque visione politica, l’idea che si possano fare i soldi in questo modo è perversa da un punto di vista finanziario; si consideri che per fare arrivare 1€ nelle casse di un Comune che possiede al 100% un’azienda di questo tipo, l’utente/Cittadino deve pagare più di 1,5 €.

2-I rifiuti debbono essere smaltiti il più vicino possibile a dove vengono prodotti; nel nostro caso l’ambito provinciale è il più adatto.

3- Termovalorizzare è certamente meglio che inviare in discarica, ma rimane comunque una modalità di incenerimento dei rifiuti e come tale, anche se gestita al meglio, inquina, quindi si deve sempre avere come obiettivo la riduzione dei rifiuti da termovalorizzare.

Valutazione richieste AISA Impianti

1 – NI a tutti i rifiuti provinciali a San Zeno

PRO

Concentrare la gestione di rifiuti in un unico sistema di impianti di proprietà sostanzialmente del Comune capoluogo consentirebbe di garantire a tutta la provincia una gestione corretta dello smaltimento dei rifiuti, ovviamente se l’Amministrazione comunale di Arezzo avesse una visione politica della gestione dei rifiuti basata sui concetti espressi in premessa.

CONTRO  

Purtroppo la visione politica della gestione dei rifiuti della attuale Amministrazione comunale, è sostanzialmente basata sull’idea che la gestione dei rifiuti sia un’opportunità economica.

Riflettendo sul paragrafo precedente ed immaginando che tutta l’impiantistica richiesta possa costare ad esempio 20 Ml€, mi è venuto in mente che questi soldi li potrebbe mettere ESTRA, invece che le banche, con un aumento di capitale destinato all’entrata di questo nuovo socio. A questo punto AISA Impianti sarebbe gestita con logiche privatistiche e sarebbe ovvia la necessità di fare utili, che gli utenti pagherebbero al prezzo riportato al punto 1 della premessa. Per chiarezza sulla mia posizione, dichiaro che sono totalmente contrario all’ingresso di ESTRA in AISA Impianti.

Vorrei aggiungere delle perplessità giuridiche e di contrasto con altri interessi comunali. Il digestore anaerobico per la provincia di Arezzo è un contenuto del bando per il Gestore unico; SEI Toscana, che ha vinto il bando, ha il diritto, ma soprattutto il dovere, di costruirlo, a meno che un atto deliberatorio non subentri per cambiare il contesto, quindi SEI Toscana non sia più obbligata alla costruzione di questo impianto. Il Piano d’Ambito ATO Toscana sud potrebbe essere questo atto, che dovrebbe essere praticamente pronto, perché secondo un atto di indirizzo approvato dall’Assemblea il 28/2/2018, il piano dovrebbe essere terminato tra marzo e maggio 2019. Mi rimane comunque poco chiaro perché il Valdarno dovrebbe rinunciare a questo impianto previsto dal bando di gara a Terranuova. In sintesi: è il Piano d’Ambito che deve guidare lo sviluppo impiantistico e non viceversa.

2 – SI’ al potenziamento dal termovalorizzatore da 14,5 MWt a 22,5 MWt

Ho già scritto in altro articolo che nella SIA non si parla di potere calorifico, ma solo di quantità di rifiuti. Ho quindi dovuto lavorare su questo tema, per capire i fabbisogni reali di potenza di termovalorizzazione che derivano dallo scenario di progetto utilizzato da AISA Impianti, cioè RD al 70%, 30% a selezione e successiva termovalorizzazione, 0% di rifiuti in discarica e gestione diretta della RD; in questo scenario è opinione diffusa che  il potere calorifico del rifiuto da termovalorizzare sia dell’ordine di 3000 Kcal/Kg (oggi indicativamente il potere calorifico del rifiuto incenerito a San Zeno dovrebbe essere compreso tra 2100 e 2200 Kcal/Kg).

Utilizzando un modello presentato da AISA Impianti a San Zeno, si può determinare un fabbisogno di incenerimento da un minimo 49.500 tn/anno ad un massimo di 58.500 tn/anno; questi volumi non potrebbero comunque essere smaltiti completamente con un impianto da 22,5 MWt. La soluzione è quindi quella di inviare una parte dei rifiuti da incenerire ad altri impianti.

Segnalo che a Poggibonsi, quindi sempre in ATO Toscana sud, c’è in termovalorizzatore di 35 MWt di potenza, che al raggiungimento degli obiettivi di differenziata regionali, sarebbe surdimensionato; con i soli rifiuti senesi sarebbe utilizzato indicativamente al 50% della sua potenza nominale, mentre queste macchine sono molto rigide e non possono funzionare al di sotto dell’ 85% della loro potenza nominale.

3 – NO all’aumento dei rifiuti termovalorizzati da 45.600 tn/anno a 75.000 tn/anno

Premesse

  1. Ho già scritto in premessa che la termovalorizzazione, anche se sviluppata con le migliori tecnologie, è un processo comunque inquinante.
  2. Il termovalorizzatore di San Zeno, che personalmente ritengo gestito ottimamente, risiede in un contesto di alta concentrazione di industrie inquinanti.
  3. Ovviamente la quantità di inquinanti prodotti, a parità di tecnologie, dipende dalla quantità di rifiuto incenerito.
  4. Viene dichiarato che le tecnologie utilizzate per il potenziamento riducono la quantità di inquinanti.

Tutto ciò premesso, ritengo che:

poiché il valore di 75.000 tn/anno non trova riscontro nei modelli della stessa AISA Impianti, nello scenario di regime, mi viene da pensare che la richiesta sia fatta per gestire lo scenario di transitorio. Purtroppo non condivido l’ottimismo espresso da questa Amministrazione, che, con le nuove tecnologie di raccolta, che si stanno distribuendo ad Arezzo (“cassonetti intelligenti”), in tempi brevi si possa arrivare al raggiungimento degli obiettivi di RD alla base dello scenario di progetto; non vorrei perciò che, potendo incenerire di più, ci si adagiasse in uno scenario di transitorio.

COSA FARE

Non ne ho la più pallida idea.

La marea montante, o forse già montata, del conformismo di destra, ed il perseverante autolesionismo delle forze e delle debolezze politiche del centro sinistra (riguardatevi l’imitazione di Bertinotti fatta da Guzzanti), fanno sì che sia praticamente impossibile cambiare il colore politico dell’Amministrazione comunale di Arezzo nelle elezioni del 2020. Aggiungo che non trovo improbabile che questa Amministrazione “avveleni i pozzi” da qui a maggio 2020, cioè possa prendere iniziative che renderebbero impossibile “tornare indietro”, anche se accadesse il miracolo di “mandarla a casa”.

Forse sono stato ottimista, ipotizzando il miracolo, perché la politica dei rifiuti di questa Amministrazione è in perfetta continuità con quella dell’Amministrazione precedente (monocolore PD), l’attuale minoranza è “figlia” della precedente Amministrazione e non vedo forze politiche interessate a cambiare radicalmente rotta.

Comunque, a prescindere da chi potrebbe e dovrebbe fare qualcosa e non lo farà, io farò la mia parte (i colibrì fanno così): presenterò un’osservazione perché la SIA venga respinta e da qui al 21 aprile cercherò altri firmatari.

Franco Romagnoli