Centro unico di cottura: “ecco gli ‘ingredienti’ giusti per fare di Arezzo un modello”

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Dichiarazione dei consiglieri comunali Egiziano Andreani e Alessandro Casi (Lega)

Mai ne abbiamo fatto una questione ideologica legata ai numeri. Anche perché già 46 scuole aretine ricevono i pasti e dunque la percentuale di cibo veicolato, quotidianamente, è altissima. Non è dunque un cambiamento di chissà quale portata giungere a un centro di cottura unico, che farà peraltro salve tre o quattro cucine esistenti. È un modello che proponiamo perché dal nostro punto di vista porta a indubbi vantaggi.

Innanzitutto di quale modello parliamo? Di una mensa a proprietà e gestione separate, la prima in mano comunale, la seconda in mano privata. Questo tipo di soluzione dà le opportune garanzie su quelli che sono gli aspetti più importanti: la qualità e la territorialità dei prodotti e la qualità nel processo di trasformazione del cibo. La scelta di prodotti locali avrà anche una ricaduta positiva sull’economia aretina, in particolare sul settore agro-alimentare.

In un centro unico di cottura, inoltre, è più facile prevedere filiere separate per evitare, soprattutto, contaminazioni dei cibi e garantire così le esigenze dei ragazzi che soffrono di qualche forma di allergia. Ma potremmo pensare a filiere separate anche per fasce di età.

Pensiamo infine che gli stessi genitori debbano impegnarsi grazie a forme di accesso e di verifica della cucina durante la fasi di lavorazione dei cibi, oltre che di assaggio. Insomma, una cucina casalinga solo più in grande.