Banca Etruria: risarcito l’85% dei clienti ingannati sull’acquisto delle subordinate

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AREZZO BANCA ETRURIA SEDE STORICA

E’ quanto emerge dai report dell’autorità anticorruzione (Anac).

Dopo aver esaminato due terzi delle richieste di rimborso presentate dai clienti di Banca Etruria che avevano sottoscritto le subordinate: l’85% di queste richieste sono state accolte, l’Anac ha cioè riconosciuto che alcuni direttori di filiali ingannarono questi risparmiatori convincendoli ad acquistare un prodotto finanziario che non faceva per loro, non destinato a loro.

Così, mentre tra le polemiche Lega e Movimento Cinquestelle provano a rendere esecutive, con un primo decreto al quanto restrittivo, le promesse fatte a oltre 300mila soci e azionisti subordinati che hanno perso i risparmi investiti in Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, chi ha deciso di rivolgersi all’Anac, abbandonando il proposito di promuovere un’azione risarcitoria nei confronti delle banche, ha avuto la meglio.

Al momento dunque sono state esaminate 588 richieste di rimborso su 859 (per le obbligazioni subordinate, per quelle normali vigeva già la legge salva-banche del governo Renzi per mettere al riparo semplici risparmiatori e sottoscrittori di obbligazioni ordinarie dal crac della banca). Di queste ne sono state accolte 495, appunto l’85%.

Sono soltanto 75 su 588 le richieste degli ex clienti di Banca Etruria rigettate dai collegi arbitrali di Anac. Sui 18 milioni e 95mila euro richiesti a partire dal 2018, l’Autorità Anticorruzione ha riconosciuto un importo di 14 milioni 125mila euro. I rigetti sono stati 75 in tutto, per un totale di un milione e 900mila euro, mentre sono 16 i casi di inammissibilità, per un totale di 401.739 euro. L’acceso al Fondo di solidarietà è stato valutato dall’Autorità di Raffaele Cantone in base al grado di istruzione dei singoli risparmiatori e al tipo di investimento. Anche per Carife, la percentuale di rimborsi è alta, ma non allo stesso modo, significativa. Ad avanzare richiesta di rimborso dei soldi svaniti sono state in tutto 251 persone, per un totale di 5 milioni 662.894 euro. Per 189 risparmiatori, la procedura è andata a buon fine con un riconoscimento.

In una nota diramata nel corso dell’inchiesta i magistrati avevano sottolineato come «gli investimenti in subordinate, su proposta dei responsabili d’area e degli uffici territoriali, sono stati prospettati a vari risparmiatori come investimento sicuro e analogo a quelli in obbligazioni ordinarie e titoli di Stato. Talvolta, il cliente è stato addirittura spinto a effettuare il disinvestimento di operazioni a capitale garantito per favorire l’acquisto delle obbligazioni subordinate, che gli era stato proposto come una promozione della banca rivolta ai propri clienti migliori, ma che doveva essere sottoscritto in tempi brevissimi».