Sull’inceneritore di San Zeno, la verità è rivoluzionaria…

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Come diceva Gramsci, “la verità è sempre rivoluzionaria”…ed è sempre bene dirla e scriverla, anche perché prima o poi i nodi – cioè le bugie – vengono al pettine.

Allora, il “Progetto di riposizionamento dell’impianto di San Zeno”, presentato da AISA Impianti in Regione Toscana per la VIA, prevede – tra le altre cose – di portare i rifiuti da incenerire (o, se preferite, da termovalorizzare) da 45.600 t/a attuali a 75.600 t/a a regime (+ 30.000 t/a di rifiuti da bruciare) dopo un pesante repowering dell’impianto (anche qui, inutile non scriverla questa parola, cioè repowering, considerato che ccà niuscin è fess): quindi, si tratta di un sostanziale raddoppio della potenzialità termovalorizzatrice di San Zeno.

Questa ipotesi è francamente allucinante e fantascientifica…Ed è per questo che penso che dietro ad essa ci siano (indicibili) accordi politici tra centrodestra e centrosinistra, per il tramite degli AA.TT.OO. Toscana Centro e Sud, nonché intese tecniche tra AISA Impianti, CSA Impianti, STA, Sienambiente (all’interno di Seitoscana e non solo) così da continuare a “permettere” all’Area Metropolitana fiorentina di non rendersi autosufficiente dal punto di vista impiantistico e proseguire imperterrita a “servirsi” dei Poli di Podere Rota a Terranuova B.ni e di San Zeno ad Arezzo…

Alla faccia della famosa autosufficienza di ambito!

Vediamo perchè alludo a quanto sopra.

Dal 2008 al 2017 (dieci anni) i Rifiuti Urbani Totali (RUT) della provincia di Arezzo sono diminuiti del 6,70% (dalle 208.552 t/a del 2008 alle 194.575 del 2017, ultimo dato certificato ARRR): orbene, alla luce di questo evidente trend di riduzione ed al fatto che il PRB (Piano Regionale Rifiuti) si pone l’obiettivo – fatto proprio persino dal “Progetto di riposizionamento dell’impianto di San Zeno”  – del raggiungimento del 70% di Raccolta Differenziata entro il 2020 (risultato giustamente raggiungibile solo portando al massimo la RD della frazione organica ed evidentemente estendendo il sistema di raccolta domiciliare porta-a-porta)…rimango allibilito da dove – nella nostra provincia e nel nostro ATO – possano essere “rintracciate” 75.600 t/a di rifiuti da bruciare. Infatti, simulando il raggiungimento del 70% di RD sulla quantità di rifiuti anche solo attuale (quindi senza considerare il trend di riduzione, che comunque dovrebbe essere previsto in uno scenario credibile)  – cioè t. 136.203 di RD su t. 194.575 di RUT – avremmo una quantità di Rifiuti Urbani Indifferenziati (RUI) pari a circa 58.372 t/a (RUT t. 194.575 meno RD t. 136.203 = t/a 58.372). E’ ovvio che, quando si raggiunge il 70% di RD, la sua qualità è talmente elevata che al massimo gli scarti (comunque non tutti potenzialmente inceneribili) arrivano a circa il 5%…

Conseguentemente, tenuto conto che di questi RUI (t. 58.372) ne sono potenzialmente ed ulteriormente recuperabili – con elevata stabilizzazione (in impianti di biostabilizzazione, di digestione anaerobica, di trattamento meccanico-biologico e procedure analoghe, già presenti nei poli impiantistici di Terranuova ed Arezzo, tranne il digestore anaerobico previsto ad Arezzo) – circa il 40% (t. 58.372 x 40% = t. 23.348) rimarrebbe effettivamente da smaltire l’altro 60%, cioè t. 35.024, che diventerebbero – considerando i vari scarti di processo da RD – circa t/a 41.834…

In conclusione, avremmo circa 42.000 t/a di residui rifiuti urbani ed assimilati da portare allo smaltimento finale, discarica o termovalorizzazione…

Perciò, a chi e a cosa serve un termovalorizzatore che può bruciare sino a 75.000 t/a di rifiuti, su una quantità totale di RUT – vieppiù in costante riduzione – di poco più di 190.000 t/a?

Ai posteri la (non) ardua sentenza…

Fausto Tenti