Tre anni di calvario per un ragazzino finito in comunità con l’accusa di stalking. Contro di lui prove false fabbricate con un’app sul cellulare

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Un calvario che si è concluso con il proscioglimento da ogni accusa del ragazzo finito al centro della vicenda suo malgrado. La storia riportata dal quotidiano ‘La Nazione’ è quella di Alessandro Valentino che 4 anni fa, ancora sedicenne, è finito in una comunità di recupero a Perugia per tre mesi e poi in ‘permanenza forzata’ in casa dopo essere stato accusato di stalking insieme ad altri dieci giovani da una ragazza che si è anche inventata uno stupro.

Di quest’ultimo reato sono stati accusati l’ex fidanzato e un ragazzo più grande, ora entrambi assolti.

La giovane, attraverso un’app che permette di falsificare le schermate del telefono, aveva fatto credere che il ragazzo finito in comunità insieme agli altri dieci l’avessero tempestata di messaggi intimidatori sui social network per costringerla a non parlare della violenza sessuale. In realtà quei messaggi non erano mai stati inviati.

Le indagini, alla fine,  hanno portato a capire che l’intera vicenda era stata inventata, forse proprio per attirare l’attenzione di un ex fidanzato che con la ragazzina non voleva più avere niente a che fare.

I 92 giorni di detenzione, due mesi in una comunità di recupero per minori in provincia di Perugia e un mese ai ‘domiciliari’ nell’estate 2015 sono stati ingiusti, visto che Valentino si è sempre dichiarato innocente e grazie alle verifiche sugli smartphone anche il giudice lo ha prosciolto, con tante scuse da parte dello Stato e quasi 18 mila euro di risarcimento per l’ingiusta detenzione.