Stiamo ancora aspettando le scuse dai vertici istituzionali per la “risoluzione” Etruria

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Con molti lavoratori a giudizio per la vendita delle obbligazioni subordinate e con i processi in corso agli ex vertici della banca, anche dopo l’uscita dei libri dell’ex ministro Padoan e del Governatore della Banca d’Italia Visco, fa ancora specie vedere il rimpallo delle responsabilità fra le varie istituzioni all’epoca coinvolte (Governo, Consob, Banca d’Italia,  Autorità europee) per la “risoluzione” – nel novembre 2015 – di BancaEtruria, Banca Marche, CRChieti e CrFerrara. Un rimpallo che notammo sconcertati anche durante i lavori della Commissione Parlamentare sulle banche della scorsa legislatura, in attesa della nuova Commissione già annunciata.

Un decreto – possiamo dire un unicum normativo? – che, come sappiamo bene, venne approvato in pochi minuti una domenica sera e che produsse, pur non coinvolgendo grosse banche, gravissimi effetti in tutto il settore bancario e anche nel Paese, senza parlare dei danni agli obbligazionisti e azionisti (più di sessantamila nell’Etruria), ai lavoratori, ai territori di riferimento e ai clienti.

A proposito dei territori, a distanza di tre anni e mezzo possiamo benissimo parlare di una ferita che ancora sanguina, nonostante l’impegno e le note capacità dei dipendenti oggi del Gruppo UBI, dipendenti che – oggi, ieri e domani – ci mettono tutti i giorni la faccia e la propria dignità.

Il rimpallo delle responsabilità fra i rappresentanti dei vertici istituzionali coinvolti, fa pensare che più o meno tutti abbiano capito che le modalità e i tempi scelti per far uscire la banca di Arezzo dalla crisi sono stati tragicamente sbagliati. E allora, anche se non pretendiamo che venga seguito il rito pubblico a favore di telecamere “alla giapponese”, non sarebbe male se tutti i “portatori di interesse” della vecchia BancaEtruria, dai clienti ai dipendenti ai territori –  ricevessero pubbliche e ufficiali scuse.

A grande potere, e stipendio, deve corrispondere grande responsabilità, nella buona come nella cattiva sorte.

Restiamo in fiduciosa attesa.

(Fabio Faltoni FABI UBI AREZZO)