Indifferenziatamente

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Caro Direttore, in un atto pubblico, facilmente reperibile sul sito della regione Toscana, Aisa impianti richiede l’ampliamento dell’inceneritore di San Zeno fino alla capacità di 75000 tonnellate/anno .

Non se ne rinviene traccia nel dibattito pubblico se non qualche riga in un oscuro allegato tecnico, con  un metodo che potremmo facilmente etichettare come  opaco e grigio sebbene si tratti di un passaggio politico fondamentale per la nostra comunità, con uno stile che non ha molto di civico ma al contrario una chiara matrice politica.

Sono tante le domande che vanno poste e che meritano attente e serie risposte, partendo da qualche semplice dato di fatto:

  • Non c’è una reale esigenza. Le 200000 tonnellate di rifiuti annui prodotte nella nostra provincia, con l’obiettivo da centrare per legge del 70% di raccolta differenziata e gli attuali 45000 tonnellate di incenerimento lasciano già oggi trasparire un congruo dimensionamento.
  • Il luogo di insistenza del progetto ha bisogno di una Valutazione di Impatto Ambientale integrata, visti tutti gli elementi a forte impatto che insistono sull’area. Non di una serie di simulazioni singole, che lasciano il tempo che trovano.
  • Per eliminare l’impatto delle discariche basterebbe poco: uno sforzo vero di volontà verso la differenziata, la fine delle sperimentazioni (ad Arezzo esistono almeno tre tipi di raccolta, considerando la sperimentazione in zona Giotto) ed una decisione condivisa da tutti: un obiettivo politico che può essere comune ed a portata di mano.

Allora la domanda principale rimane una ed una sola, con tanti corollari intorno. Queste 30000 tonnellate di rifiuti da dove arriveranno? Non vi è traccia nell’esaustiva analisi di Aisa impianti dei flussi di provenienza, ma vista la qualità dell’operazione, intuitivamente viene da pensare ad un tentativo di fare business raccogliendo rifiuti dal Nord della Toscana, da Firenze in particolare.

L’inceneritore rende in due modi, con il semplice conferimento dei rifiuti e con la produzione di energia. Genera introiti che fanno gola. E’ la good company, finanziariamente parlando. Il suo rovescio della medaglia, la fase di raccolta, lasciata al consorzio 6 Toscana in un progetto nato stanco e senza prospettive, non  ha invece fan appassionati trai suoi azionisti e industrialmente langue. Un dead man walking che avrebbe bisogno di decisioni politiche e industriali coraggiose, lontane anni luce dalla nostra ribalta politica odierna.

E’ giusto lucrare sui rifiuti? Secondo noi semplicemente no. Ma una scelta così, che nasce con una precisa missione politica, andrebbe comunque almeno discussa pubblicamente, un dibattito che qualifichi e orienti le scelte ed insieme a qualche coraggioso ci muoveremo in questo senso. In questo continuo presente di comunicazione senza sostanza, il futuro non può essere semplicemente scritto in un allegato tecnico.

Filippo Gallo & Donato Caporali