Bankitalia parla di recessione: sarà vero? Io temo di sì.

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Secondo le stime di Bankitalia -che il vicepremier Di Maio ha sbeffeggiato- l’anno 2018 si chiuderebbe con una crescita del prodotto interno lordo (Pil) dello 0,6%, ossia nulla. Sancirebbero come il nostro sistema economico sia in recessione tecnica, dovuta a numeri negativi in trimestri consecutivi. Capisco che quello che si è affacciato dal balcone -come già faceva “lui” circa un secolo fa- voglia additare la colpa di una notizia così “apocalittica” (parole sue) a quelli che c’erano prima, e voglia aspettare i dati che l’Istat fornirà a fine mese, e si voglia godere i benefici seguenti all’approvazione del reddito di cittadinanza, ma sarà comunque questo governo a dovere fare i conti con questi probabilissimi numeri ferali. Perché mancare così clamorosamente gli indicatori economici su cui si poggiano entrambe le manovre cardine dell’alleanza giallo-verde è cosa con pesanti conseguenze: il deficit salirebbe ulteriormente e questi signori dovrebbero decidere se ridurre la platea o gli importi del “reddito di cittadinanza” o di “quota 100” oppure regalarci una manovra da 5-7 miliardi di euro. E per quello che diceva che aveva abolito la povertà sarebbe una bella figura di merda, l’obiettivo di raccogliere più voti alle europee rispetto al suo competitor elettorale si renderebbe piuttosto impossibile. 
Pare proprio che Salvini sia destinato a sopravanzare, in maniera netta, “giggino”; e il fantasma del “dibba” quale leader del movimento5stelle inizierebbe diventare sempre più reale.
La cronaca quotidiana sostiene Salvini molto più che Di Maio, ad esempio la cattura del terrorista Battisti è un asso elettoralmente favorevole a Salvini, la stagione invernale che ci separa dalle elezioni europee continuerà a vedere un minor numero di migranti attraverso il Mediterraneo, i contatti internazionali del gruppo sovranista appaiono molto allineati al popolo della “lega”.
L’opposizione di sinistra, l’ectoplasma, si dibatte in angoscianti scelte che all’85% degli italiani non interessano. Fratelli d’Italia, la Meloni, si è bruciata le dita nel tentativo di attaccarsi al carro del vincitore Salvini. Forza Italia sopravvive e, anche se deve esporre Berlusconi quale capolista alle europee, pare garantire maggiore coerenza sul territorio nazionale.
Penso di tornare a votare per le europee, voto di opposizione ai giallo-verde, attualmente viro verso Forza Italia. In puro stile Montanelli, turandomi il naso. 
Salvini raccoglie consensi con ovvietà tipo “meno ne parte, meno ne muore”, ottiene grande evidenza ed persino sostegno con la battuta “dovevano portargli cappuccio e pasta?” riferendosi al caso della persona morta durante il fermo di polizia ad Empoli. L’altro soddisfa il suo elettorato con il reddito di cittadinanza, manovra complessa e fumosa che pare destinata ad aumentare l’illegalità. Nel mezzo un presidente del consiglio, il pupazzo che si era presentato definendosi “l’avvocato degli italiani”, roba da toccarsi i coglioni. Non che quelli di prima fossero meglio, semplicemente rispondevano a gruppi e logiche di potere diverse che questi vogliono sostituire con le loro: al predominio della finanza (quella con i soldi) esercitata attraverso un complesso sistema di relazioni aziendali che coinvolgeva le aziende di Stato e loro boiardi si vorrebbero sostituire gli amici, razzisti e sovranisti, di Salvini o i predicatori della nuova para religione teorizzata da Casaleggio e impersonificata dal comico genovese. Sinceramente preferisco vivere sotto dittatura finanziaria, anche a me gli amici di Salvini fanno venire in mente qualcosa di già visto in Europa con le dittature nazifasciste o stalinista, dove trovarsi dalla parte sbagliata è un attimo; tra gli adepti di Grillo vedo un bassissimo livello culturale (quelli bravi se ne sono andati o sono stati scomunicati) molto più adatto agli adoratori di dogma che seguono un santone in una setta. E dire che di argomenti ne avrebbero, basterebbe sottolineare la sudditanza che la nostra nazione ha espresso nei confronti della politica e dell’economia francese consentendo ai terroristi rossi di trovarvi rifugio, permettendo che nell’ambito del sistema euro la Francia continuasse a battere per una quindicina di Stati africani una moneta corrente -quel “franco delle colonie” che consente un indegno vantaggio competitivo all’economia francese-, accettando che la Francia ci spodestasse dalla guida dell’Unione europea sostituendoci con la Germania, esprimendo costante e ingiustificata ammirazione verso una nazione che è responsabile di disastri indicibili in tutto il continente africano i cui effetti -vedi Libia- ricascano principalmente su di noi italiani; a proposito il telefono di emergenza per tutti coloro che con i barconi lasciano le coste della Africa per venire verso l’Europa -cioè verso l’Italia- è un centralino gestito in Francia, ma che non dichiara apertamente quali siano i finanziatori che gli permettono di restare aperti 24/7. Ma quando DiMaio dedica ben 2 slide della presentazione del reddito di cittadinanza agli strumenti “anti divano” non si rende neanche conto di quale sia il livello di ridicolo che lo ricopre. Lascia quindi il campo alla lega di Salvini la quale affinità con Polonia, Ungheria, Austria mi preoccupa: con le ultime due ci abbiamo già fatto una guerra. Poco più di 100 anni fa.