E45. L’Anas: “Non ci sono danni strutturali, la strada potrebbe essere riaperta”

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Esplodono le polemiche e deflagrano in tutto il paese. Dopo la vicenda del ponte Morandi, siamo tutti sotto stress. Cerchiamo tuttavia di non diventare una nazione di paranoici !

Gli ingegneri strutturisti dell’ANAS sostengono che nessun danno è talmente grave da pregiudicare la sicurezza della strada, mentre si cominciano a mettere in croce le perizie presentate alla Procura della Repubblica di Arezzo, da tecnici non specificatamente qualificati a questo fine.

Il metodo seguito è immaginabile sia quello della difesa preventiva: visto che in Italia si va sotto processo anche per non aver previsto un terremoto, meglio non correre rischi. Così facendo però si rischia di mettere in ginocchio territori vitali, non sono dal versante Toscano, ma anche e soprattutto da quello della Romagna.

Se c’è un pericolo è giusto che nessuno venga messo a rischio della vita, ma se il pericolo è remoto o inesistente, quanti incidenti costerà l’ingorgo di mezzi pesanti e auto che si verrà a creare nei tornanti appenninici? Speriamo non anche in termini di vite umane!

L’Anas, con una nota ufficiale, sottolinea che il viadotto “era sotto monitoraggio da tempo da parte dei suoi tecnici e che le indagini e gli studi effettuati sull’opera e le ispezioni eseguite periodicamente, in relazione ai quali non sono state rilevate criticità di natura strutturale, saranno forniti alla Procura di Arezzo, al fine di valutare una possibile riapertura dell’opera, eventualmente con limitazioni al traffico.

Il viadotto Puleto è un ponte a cinque campate per circa 200 metri totali e, come rilevato già da tempo da Anas nel corso di uno specifico studio strutturale, condotto con ispezioni in situ, approfondimenti di calcolo e l’esecuzione di indagini sui materiali costituenti l’opera, presenta alcuni ammaloramenti nel sistema di appoggio, nei giunti e nei cordoli laterali e un degrado superficiale sulle pile e le spalle, con scopertura in alcune zone dei copriferri e l’ossidazione dei ferri di armatura, che tuttavia non pregiudicano la transitabilità del viadotto”.

Personalmente ho sentito come giornalista ho sentito tecnici strutturisti di grande valore, che sostengono convintamente la posizione dell’ANAS. Scriveva ieri un nostro lettore, che è considerato massimo esperto della materia: “Da quello che si vede dalle foto c’è un grave deterioramento del calcestruzzo della superficie dei piloni. E’ un processo conosciuto dovuto agli agenti atmosferici, la CO2 (che inacidisce il copriferro), aggravato dal sale antigelo e dal limitato copriferro che negli anni della costruzione veniva consentito.

La manutenzione è relativamente semplice e consiste nella scarificazione del calcestruzzo ammalorato, il trattamento passivante delle armature e il rivestimento con malte apposite fino a ricostituire la dovuta protezione.
La capacità portante dei piloni è affidata solo in minima parte all’armatura dei piloni che, pertanto, non sono a rischio crollo. Nulla si vede di eventuali segni di dissesto degli impalcati che, quelli sì, sarebbero molto più preoccupanti”.