Vergogna E45. Alla caccia della responsabilità, che come sempre morirà orfana!

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“Quelli di ora” danno la colpa a “quelli di prima”, i benaltristi dicono NO alle grandi opere a favore della manutenzione, ma neanche quella viene fatta e tutti coloro che hanno posizioni di responsabilità pregano che non succeda niente fino a che non andranno in pensione o altro incarico e si limitano al “monitoraggio” che poi è andare a dare un’occhiata ogni tanto.
Da quello che si vede dalle foto c’è un grave deterioramento del calcestruzzo della superficie dei piloni. E’ un processo conosciuto dovuto agli agenti atmosferici, la CO2 (che inacidisce il copriferro), aggravato dal sale antigelo e dal limitato copriferro che negli anni della costruzione veniva consentito. La manutenzione è relativamente semplice e consiste nella scarificazione del calcestruzzo ammalorato, il trattamento passivante delle armature e il rivestimento con malte apposite fino a ricostituire la dovuta protezione.
La capacità portante dei piloni è affidata solo in minima parte all’armatura dei piloni che, pertanto, non sono a rischio crollo. Nulla si vede di eventuali segni di dissesto degli impalcati che, quelli sì, sarebbero molto più preoccupanti.
I periti sono al lavoro e questa è una buona cosa, perchè i magistrati non possono essere esperti di viadotti o di varo delle navi da cantieri lontani dal mare, nè tantomeno possiamo pretendere che un cercatore di tartufi possa dirci se un viadotto sta per crollare o no.

Polito scrisse sul Corriere un ottimo editoriale nel giorno del crollo del ponte sul Polcevera a Genova, individuando meglio di me dove sta il problema: “L’Italia è un Paese costruito negli anni 60, abbandonato dagli anni 90, che ha cominciato a venir giù da dieci anni. E la ragione è che abbiamo smesso di credere nel progresso. Tutto ci sembra più importante: l’ambiente, l’austerità, i comitati dei cittadini, la Corte dei conti, la lotta agli sperperi e alla corruzione. C’è sempre una buona ragione per non fare nulla. Di questo cedimento strutturale è una triste testimonianza la polemica politica che si è accesa mentre ancora si tiravano fuori i morti.
Il ministro Toninelli, che governa da due mesi, dà la colpa alla mancata manutenzione delle infrastrutture da parte di chi governava prima, mentre chi governava prima dà la colpa a quelli come Toninelli che bloccano ogni nuova opera pubblica. Ma il guaio è che, da molti anni a questa parte, non si fanno né la manutenzione né le grandi opere. Mentre invece un paese moderno aggiusta ciò che si rompe mentre costruisce ciò che non si romperà per i prossimi cinquant’anni. Smettendo di progettare il futuro, stiamo perdendo anche il know how per gestire ciò che avevamo. Chiusa l’industria chimica, finiti i Nobel. Chiuse le centrali nucleari, persa la tecnologia. La storia del declino di un Paese è anche questa. I Romani lasciarono all’Italia la più formidabile rete di strade e acquedotti della storia, e ai barbari bastarono pochi decenni di abbandono per trasformarla in un cumulo di macerie. “

(BC)