Dice il saggio: l’inverno è freddo e a volte anche gelato. L’isteria collettiva dei pedoni e la schizofrenia degli automobilisti.

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Stiamo assistendo come ogni anno, allo spettacolo dei mezzi del comune che cercano di correre ai ripari spargendo il sale sul ghiaccio che sovente si forma d’inverno, e alle opposizioni di turno, che copiaincollandosi i comunicati stampa, li chiamano a responsabilità.

Su tutto sovrasta l’isteria collettiva di chi non vuole rassegnarsi alle gelate invernali e non ammette che la prudenza, l’attenzione e la precauzione, restino la vera unica arma di difesa contro una natura che fa semplicemente il suo corso.

Il sale diventa la panacea di tutti i mali, il prodotto antigelo quasi perfetto. Agisce sia come anticongelante “preventivo” (almeno sino ai -7°C), sia sciogliendo il ghiaccio già formato. E ha il pregio più importante di tutti: costa molto poco.

Ma siamo certi che il sale, invocato a gran voce da tutti, sia un vero rimedio?

In realtà avvelena l’ambiente, corrode auto, strade e ponti. Forse non ci rende neanche molto più sicuri. Ma lo chiediamo in quantità industriali ai nostri sindaci: un esempio lampante di schizofrenia automobilistica.

Il sale però è anche un diserbante perenne e un contaminante delle acque dolci. E’ infatti la prima minaccia alle colture alimentari insieme alla siccità. Penetra nei suoli, nelle acque superficiali e sotterranee. Si accumula. A contatto con le radici delle piante, ne blocca la crescita.

La salinizzazione dei suoli è il fenomeno che ha fatto crollare la fertilità della Mezzaluna Fertile, dove è nata l’agricoltura dodicimila anni fa. Le cause sono sempre le stesse: le acque di irrigazione contengono dei sali disciolti, che con il tempo si accumulano nei suoli. Se non ci sono precipitazioni sufficientemente abbondanti, la salinità del suolo aumenta inesorabilmente, sino a quando coltivare diventa impossibile. A quel punto, il deserto.

Dalle strade, il sale polverizzato dalle ruote dei veicoli, può essere trasportato come particolato (molto irritante) nell’aria, oppure sciolto nelle acque meteoriche che saranno assorbite dai suoli circostanti e dalla rete di drenaggio.

Nelle acque di alcuni laghi muore lo zooplancton lacustre e quindi a cascata tutti i predatori. Aumentano i cianobatteri (alghe azzurre) che intorbidiscono le acque creando danni economici per il turismo e la fruizione ai fini della potabilizzazione. Basta un cucchiaino di sale per inquinare venti litri di acqua. Non serve altro per capire che spargere sale sempre e ovunque è un’idiozia collettiva. Persino nel paese in cui è più facile comprare un fucile semiautomatico che una bottiglia di birra, si sono accorti del problema ed invitano i cittadini ad un uso responsabile del sale.

Ma anche se mettiamo da parte i danni ambientali per un attimo, scopriamo che ci sono ingenti danni materiali ed economici per corrosione. Il sale infatti promuove reazioni che creano sostanze corrosive che aggrediscono il ferro, i veicoli e le infrastrutture.

In generale, in queste ore dai media traspare quasi un entusiasmo orgasmico delle pubbliche amministrazioni che citano esattamente le tonnellate sparse sulla rete viaria di propria competenza. Della serie: “Visto? Non stiamo con le mani in mano, stiamo facendo qualcosa.“. Certo sarebbe meglio spalare e spargere il sale solo dove effettivamente può servire. Ma più se ne sparge e meglio è, no? E’ meglio se il cittadino vede il sale imbiancare le strade, così è davvero sicuro che l’amministrazione stia lavorando per lui.

Quello che importa è che gli automobilisti non si lamentino e non siano costretti a moderare troppo la velocità in inverno.