UMANITA’, TRA SICUREZZA E SOLIDARIETA’

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Una riflessione di Cristiano Rossi, che insieme ad altri aretini ha aperto e sostenuto il riparo per senzatetto di Arezzo.

“Dopo l’azione vile e irresponsabile del vicesindaco leghista di Trieste nei confronti del senzatetto a cui sono stati gettati nel cassonetto vestiti e coperte, credo che sia quanto mai necessario recuperare quello spirito di solidarietà e misericordia umana che ha, da sempre, caratterizzato la nostra comunità.
Ad Arezzo, negli ultimi mesi, sono morte tre persone in strada: un fatto senza precedenti che deve interrogarci, farci riflettere sui nostri errori e responsabilità, muovere profondamente le nostre coscienze.
Il dormitorio, oltre ad essere un presidio di sicurezza, rappresenta una formidabile occasione di intercettazione del bisogno, di contatto e di relazione. Il dormitorio rappresenta una prima forma di accoglienza dalla quale iniziare a costruire percorsi di inclusione e di costruzione di progetti di vita. Con il dormitorio si rende la città più sicura, sia per chi una casa non ce l’ha, sia per il decoro e la dignità di queste stesse persone, oltre che per la città stessa. E mi amareggia la rigidità e la durezza di chi si oppone ad un dormitorio permanente con un motivo privo di reale fondamento di verità: cioè che questo diventerebbe attrattore di senzatetto da tutto il Centro Italia.
Credo che un percorso di inclusione e di aiuto alla povertà debba, anzitutto, prevedere un efficace coordinamento di tutte le realtà pubbliche e private che operano sul territorio nell’ambito delle povertà, in modo da portare a valore l’esperienza e la competenza di chi lavora attivamente sul campo. Questo, purtroppo, ad oggi manca fatalmente ed è urgente che venga recuperato quello spirito di collaborazione che in passato ha garantito alla nostra città azioni coerenti ed efficaci.
I percorsi di inclusione vanno pensati non come un fatto emergenziale, ma come un fatto permanente, in una società fragile quale quella in cui viviamo.
Sono necessari servizi di strada, che possano andare ad intercettare il bisogno laddove questo si trova, proponendo un primo livello di contatto ed orientamento, servizi di conforto morale e materiale, servizi permanenti di prima accoglienza (il dormitorio), strutture di seconda ospitalità (il cohousing, o strutture che prevedono forme di accoglienza diurna e spazi di autonomia), percorsi di inserimento lavorativo e costruzione di progetti di vita personalizzati. Questo sistema funziona se le varie realtà fanno rete tra di loro e se si lavora in modo sinergico e dinamico, per contrastare, da una parte, l’assistenzialismo, dall’altra l’inazione.
Occorre, comunque, alla base di tutto, avere fiducia nelle persone ed aiutarle a riscoprire le proprie risorse, costruendo percorsi di affidamento. Nessuno deve essere abbandonato o lasciato indietro e occorre proporre percorsi adeguati alle fragilità e possibilità di ciascuno.
Dalla disperazione si può uscire solo se si ha fiducia nell’Uomo e se si offre ad esso il giusto passo per camminare, un gradino alla volta, perché cadere è semplice, rialzarsi è molto più faticoso”.

Cristiano Rossi