Se il furto di una chitarra e la mutilazione di un arto sono la stessa cosa, siamo a cavallo.

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Capita a tutti di dire sciocchezze, anche enormi, poi accorgersene e fare ammenda. Talvolta si apre il vaso di Pandora e piovono scemenze a tutta randa. E conseguenti figure da bischero.
L’antefatto a questa polemica, ma anche invito alla riflessione e tirata d’orecchie: il 24 dicembre scorso al componente di un nota band aretina hanno sottratto alcune chitarre dalla sala prove.
A molti di noi è successo di vedersi sottratti oggetti che potevano essere  insostituibili (per affezione), costosi (ma rimpiazzabili), economicamente o professionalmente importanti (insostituibili o rimpiazzabili) ed altro.
Dalle dichiarazioni di questo musicista è emerso che questi oggetti gli erano insostituibili, rubati da 2 sciagurati (dopo spiego perché) che sono entrati in detto studio, usato da un ensemble musicale che ha venduto molte decine di migliaia di dischi e fra poco partecipa al festival di Sanremo.
Infatti il danneggiato ha postato su Facebook, pubblicamente, la seguente frase:”….Sottrarre ad un musicista il suo strumento equivale a mutilare una persona di un arto. Sorvolo sul dolore che è cosa mia…”.  Magari quel musicista aveva sùbito tale mutilazione o è molto intimo di qualcuno che l’ha sofferta: postare quella frase mi ha fatto venire molti dubbi, io che ho ancora tutti gli arti non posso neanche immaginare cosa voglia dire perderne uno. E neanche il relativo dolore. Magari stupidamente, io credo che fra un arto o una chitarra ne corra, di differenza.
Tutti coloro (e non sono pochi) che hanno dato ampio rilievo a questo furto hanno ripetuto la frase, ma nessuno ha fatto riferimento ad una esperienza diretta (infatti, ad occhio il musicista pare integro) o paragonabile. Però a nessuno di loro è sembrato fuori luogo tale riferimento, evidentemente sono l’unico che non sa cosa voglia dire mutilare una persona di un arto.
Oppure quel musicista ha pisciato fuori dal vaso (di Pandora) tant’è che nei post successivi si può leggere che è “come rubare la carrozzina ad un disabile”: vista la mia disabilità gioco in casa e posso ben dire che nessuno di quelli sopra menzionati (anche i fan del chitarrista) ha avuto il buon gusto di evitare il cattivo gusto. Bischerata colossale.
Temo proprio non sappiano che cosa vuol dire rubare la carrozzina ad un disabile e neanche cosa significhi mutilare una persona d’un arto.
Non lo so neanche io, ma per la carrozzina credo sia cosa superabile: fastidioso e lento, costoso, come molte altre cose della vita avere 2 soldi in tasca quello sì che fa la differenza. Disabilità e disponibilità non stanno spesso insieme. Ma un arto non lo sostituisci, una chitarra forse.
Insomma mi pare che l’unica amputazione che queste persone conoscano o soffrano è quella del “ben dell’intelletto”.
Problema che sicuramente riguarda i ladri, visto che pensavano di vendere le chitarre in un negozio specializzato a Perugia: in una società dove tutti (o quasi evidentemente) usano i social, non prevedere la diffusione delle caratteristiche delle chitarre rubate con grande rapidità e su un ampio territorio è cosa propria di chi ha perso il ben dell’intelletto; aspetto che non li fa ritenere degli Arseno Lupin, ma due scalzacani entrati nello studio della band, un affronto per la facilità del furto, insomma chitarre in mano al ladro.
Problema che sicuramente riguarda coloro che -nei media- hanno dato risalto a questa frase senza preoccuparsi minimamente della brutta figura che essi, scriba e pseudo giornalisti e chitarrista, avrebbero fatto: non bisogna indignarsi quando si viene a sapere che gli editori pagano ai redattori pochi centesimi di euro per ogni notizia perché davanti a questi esempi giornalistici sono comunque troppi soldi.
Problema che riguarda anche parte della cittadinanza, mi vengono in mente coloro che hanno patito furti negli stessi giorni e che sicuramente avranno visto il mondo impegnarsi a ventre basso per recuperare la refurtiva e assicurare i malfattori alla giustizia. Se così non fosse, sappiano che la prossima volta è bene passare alle mutilazioni.
Oppure fare maggiore attenzione a cosa si dice, specie se luoghi comuni e stupide battute. Lo definiscono politically correct, vale anche per l’uomo della strada, ma specialmente per chi ha un seguito pubblico (ogni riferimento alla attuale classe politica non è casuale).