Rave party in Valdichiana. L’intervento dei Carabinieri chiude la festa

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Dalla sera di San Silvestro, in un capannone abbandonato nei pressi della discoteca Crockodile era in corso un rave party.

I vicini, allarmati dalla musica che ormai sentivano da giorni, hanno chiesto l’intervento dei Carabinieri che sono arrivati in forze da tutta la Valdichiana. Sono ancora in corso gli accertamenti ai presenti.

Ma vediamo meglio cosa sono i rave party. I free party, comunemente chiamati anche rave party o solo rave, sono manifestazioni musicali autogestite che durano non meno di una notte e possono protrarsi anche per più giorni.

Vengono organizzati in spazi di solito isolati o abbandonati come terreni comunali di periferia, campi, cave, foreste, capannoni o aree industriali dismesse, ecc. Nati sul finire degli anni ’80, da un punto di vista musicale, i rave party sono caratterizzati da ritmi cadenzati, ossessivi e incalzanti (tekno, goa, acid house, jungle, drum & bass o psy-trance), oltre che da forti giochi di luce.

La Cassazione con una recente sentenza, si è occupata del fenomeno, ed ha stabilito che l’art. 17 della costituzione, tutela il diritto di riunione che deve essere assicurato nei confronti della generalità dei cittadini, al fine di permettere a tutti, riunendosi, di poter svolgere attività lecite, anche per scopo di comune divertimento o passatempo. (Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza n. 36228/17; depositata il 21 luglio 2017)

In particolare, sempre l’articolo 17 della Costituzione stabilisce che i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi e che per le (loro) riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Il diritto di riunione è tutelato nei confronti della generalità dei cittadini, che, riunendosi, possono dedicarsi a quelle attività lecite, concludono i giudici, «anche se per scopo di comune divertimento o passatempo e quindi a quei trattenimenti cui si riferiscono le norme sopra citate».

Benché vietati in molti Paesi, in Italia è legale organizzare un rave party, né è necessario chiedere prima autorizzazioni al Comune o al Questore. Ma ciò a due condizioni: che non si svolgano, all’interno del raduno, attività illegali (non solo lo spaccio di droga, ma anche il disturbo della quiete pubblica) e che non avvengano a fini di lucro.

Se il rave party viene organizzato in un terreno privato, recintato da cancelli, muri, fossi, siepi vive, ecc. si configura il reato di «accesso abusivo nel fondo altrui». Stesso discorso se, invece di uno spazio aperto, si tratta di un capannone o, peggio, di una casa. e il fatto che l’immobile sia abbandonato non giustifica l’accesso o l’occupazione da parte di altri.

Uno dei reati più contestati agli organizzatori di rave party è quello di disturbo della quiete pubblica.

Il fatto che il raduno si svolga fuori città non toglie che alcuni dei proprietari limitrofi possano essere ugualmente disturbati. Questi potrebbero sporgere facilmente una denuncia e poche sarebbero le difese che potrebbero sostenere i colpevoli.

L’accesso di centinaia di persone per più giorni può comportare la produzione e l’abbandono di rifiuti: comportamento che, nel caso di zone naturali, potrebbe essere contestato come reato.

È singolare il caso avvenuto nel 2014 quando, al termine di un rave party, gli organizzatori – rispettosi dell’ambiente – avevano raccolto tutti i rifiuti in sacchi di spazzatura. Poi i sacchi sono stati collocati su dei furgoni per essere asportati. Ai proprietari dei veicoli è stato contestato il reato ambientale di «Attività di gestione dei rifiuti non autorizzata».