No alla legge di bilancio: Cgil, Cisl e Uil chiudono in piazza il 2018

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Presidio il 28 dicembre in piazzetta Poggio del Sole. Chiesto incontro al Prefetto

Il no sindacale alla legge di bilancio è senza appello. Lo esprimono i sindacati confederali e quelli dei pensionati. Venerdì 28 dicembre presidio, con inizio alle 10.30, in piazzetta Poggio del Sole con richiesta di incontro al Prefetto. Fine anno con manifestazioni territoriali e per gennaio è annunciata una manifestazione nazionale promossa da Cgil, Cisl e Uil. La legge di bilancio viene considerata “sbagliata, miope, recessiva”. Capace di tagliare “ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale“.

Cgil, Cisl e Uil, con i sindacati pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilpe Uil sottolineano che l’impostazione del Governo ha disatteso le indicazioni e la piattaforma unitaria sindacale ed ha anche rappresentato  per la modalità di approvazione “una grave lesione alla democrazia parlamentare”.

Nel testo approvato da Palazzo Madama non si registra alcune  sforzo per intercettare le urgenti e profonde necessità espresse dai territori, dal lavoro, dalle categorie più deboli.

Di fronte alle enormi difficoltà dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, dei giovani, si risponde con la logica assurda e incoerente delle spese correnti e dei tagli al capitale produttivo. Le risorse per gli investimenti – già limitate – sono drasticamente ridotte, bloccando così gli interventi in infrastrutture materiali e sociali – a partire da sanità e istruzione – necessaria leva per la creazione di lavoro, la crescita e la coesione sociale territoriale. Si fa cassa con il taglio dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni sopra i 1522 euro lordi al mese, il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione fino a novembre e le risorse – insufficienti – per il rinnovo dei contratti pubblici. Nessuna risposta sugli ammortizzatori e neppure sul versante fiscale per lavoratori e pensionati dove invece si sceglie di introdurre la flat tax e nuovi condoni. Una legge di bilancio che colloca per il 2020 e 2021 sulle spalle degli italiani un debito di oltre 50 miliardi in virtù delle clausole di salvaguardia, vincolando così anche per il futuro qualunque spazio per interventi espansivi che facciano ripartire il paese. Un andamento che non risparmia, ma anzi infierisce di più sulle aree deboli del Mezzogiorno, come dimostra il drammatico ridimensionamento del cofinanziamento europeo per la convergenza territoriale. Quella voluta dal Governo è una Manovra che non qualifica la spesa, e umilia economia reale e competitività, schiaccia la centralità della buona occupazione e del lavoro nelle dinamiche di crescita e di coesione nazionale. Lasciare che la politica economica italiana sia ridotta a questo significa condannare il Paese al declino e alla definitiva rottura del suo tessuto sociale e produttivo”.