La disabilità, teatrino per la promozione di taluni.

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Cattivo gusto, luoghi comuni, ignoranza e assurdità a braccetto.

C’era molta stampa locale alla passerella sulle barriere architettoniche organizzata dalla amministrazione Ghinelli in Piazza della libertà ad Arezzo.

L’assessore Tanti ha detto che per l’occasione ha preso una carrozzina a motore e questa andava minimamente sperimentata: occhio, non si è messa nei panni di uno che la prova tanto perché deve fare una iniziativa, la Tanti l’ha sperimentata come chi s’alza sano una mattina, ma la sera -magari a causa di incidente stradale- non è più come la mattina. Parole sue: coglioni babo! Io non ho avuto un incidente stradale, ma forse era meglio che l’avessi avuto e fossi schiattato piuttosto che sentire una bischerata di queste dimensioni. Una sceneggiata offensiva e propagandistica il cui marchio d’infamia resterà a vita impresso addosso a chi l’ha promossa e a chi vi ha partecipato. Non sono parole troppo dure, guardando le immagini di persone sane in carrozzina che si gingillano con espressioni stupidotte forse sono stato anche troppo gentile.

E purtroppo taluni disabili sono i peggiori amici della categoria intera.

Lei, intendo Ilaria Bidini che qualcuno definisce paladina della battaglia alle barriere architettoniche, ella non è nuova a prestarsi a far bene apparire gli amministratori comunali: bella figura televisiva anni fa la fece il sindaco Fanfani con l’assessore Dringoli, ora è il turno di un assessore della giunta di Ghinelli e di 2 consiglieri comunali della maggioranza.

Feci fatica a comprendere le sue parole di elogio a Fanfani quando la battaglia era contro le profumerie che presentavano scalini all’ingresso, una passerella che sortì un bel niente, evidentemente i negozi avevano altre priorità, non intesero darsi da fare e spendere soldi loro per farla entrare.

Considerato che la Bidini si è candidata contro Ghinelli, ma non con Dringoli, faccio fatica a comprendere le parole di elogio di ora -la Bidini ha detto che è contenta dell’apertura mentale della giunta comunale (ricordo lì rappresentata dalla assessore Tanti). Eppure è lei stessa a scrivere poco tempo fa che “nonostante il nuovo sindaco la situazione è quella che è, in parole povere poco o niente è cambiato, purtroppo.”

Se si guardano le immagini odierne si dovrebbero notare 2 carrozzine senza pedane, perché chi le usava potesse tranquillamente mettere i piedi per terra ed aiutarsi: c’era seduto anche un capellone biondo che non conosco (anzi devo capire che piffero ci faceva), evidentemente era una occasione di festa pagana o gita.

Come giudicare diversamente le parole dell’assessore che ha affermato “dal punto di vista dell’accessibilità l’esame è passato, sulla concretezza”. Perché la sceneggiata non l’ha fatta salendo al porticato del Comune attraverso la rampa che ho contestato anche all’attuale (ma bazzica quegli ambienti da vent’anni!) ingegnere Sindaco del Comune di Arezzo, pendenza degna del miglior Messner? Perché quella rampa non supera neanche l’esame della carta che lei cita, per pendenza fuorilegge e mancanza di corrimano.

E non c’entra la città medievale, come dice il consigliere Angelo Rossi, perché è un problema di scelte della giunta comunale quando preferisce farsi bella all’apparenza ma rimanere brutta dentro. Pur con le parole del vicesindaco Gamurrini che ancora non si sono tramutate in opere tangibili.

Del resto, come ha detto l’assessore Tanti, la patente di comune accessibile se la sono guadagnati sul campo. E cita il signor Stefano Buratti, presidente di associazione di invalidi: afferma che il panorama locale è decisamente superiore rispetto alla media toscana; poichè non chiarisce oltre, ricordo che al peggio non c’è fondo, dico che non ho dubbi a cessare ogni contributo a quell’associazione che colla sua presenza ha arruolato in politica, anzi attendo che egli si candidi colla prossima lista Ghinelli. Una maggioranza di cui fa parte un altro consigliere, Scapecchi, anche lui confonde finzione e realtà: forse in buona fede, ma le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Quelli che pontificano sui media locali dovrebbero sapere che il Comune ha numerosi obblighi a permettere la accessibilità sia in prima persona con lavori e manutenzioni sia quando applica la sua vigilanza e inoltre dovrebbe spendersi affinché i privati non direttamente obbligati si adoperino in tal senso.

In verità questo dovrebbero saperlo anche i cronisti e avrebbero dovuto in questa circostanza mettere alla prova (con prevedibili risultati negativi, anzi disastrosi) il rispetto di questi obblighi e mettere in evidenza le inadempienze del Comune; avrebbero anche dovuto sottolineare come le lampanti carenze riscontrate in Piazza Grande con il mercatino tirolese (problemi evidenti anche nelle edizioni passate) coinvolgano la vigilanza comunale che non dovrebbe permettere a certe attività di ignorare come la presenza di ostacoli o l’inefficacia degli scivoli siano contrari alla accessibilità ed alla fruizione sicura degli spazi. Andare a mettere in evidenza nella terrazza di Fraternita la presenza di una fossetta (che immagino fosse già previsto di sanare con adeguata grata) piuttosto che la ripida pendenza di una pedana che fino ad ora non esisteva (causa norme della soprintendenza?) quando, durante la sceneggiata, i disabili sono spinti da accompagnatore piuttosto che dotati di carrozzina elettrica -che ne permettono il facile superamento- diviene persino imbarazzante a confronto con le responsabilità comunali, vedere fortezza medicea o zona sportello unico.

Quando nel 2014 mi sono candidato a sindaco introducendo il tema della accessibilità per le amministrative aretine del 2015, ho notato come altre liste avessero successivamente candidato tre disabili a consiglieri: non era mai verificata una simile presenza, fosse stata apolitica mi sarei rallegrato. Avrebbero potuto unire le forze, ma evidentemente non si candidavano per migliorare la accessibilità, ma solo per visibilità. Per qualcuno apparire è sempre più importante della lotta alle barriere, che non sono solo architettoniche e che non attanagliano solo i disabili.

Insieme ad altri disabili ho partecipato, invitato, ad alcune riunioni nelle quali venivano identificati i luoghi/passaggi problematici per coloro che sono costretti alla carrozzina; non ho mai visto il signor Buratti fra i partecipanti alle faticose riunioni che hanno condotto alla redazione del Peba (piano eliminazione barriere architettoniche), strumento urbanistico che la giunta Fanfani aveva per giobbe, giungendo ad un elaborato pur parziale grazie all’impegno dell’assessore Gamurrini, l’opera dell’architetto Marzi e altri. Il Peba non si è occupato delle casette tirolesi che tanto stanno a cuore al signor Buratti ed a Ilaria Bidini, non si è occupato della terrazza del palazzo di Fraternita. Evidentemente tutti quelli che si sono impegnati nella redazione di questo impegnativo lavoro hanno seguito dei criteri diversi da quelli dei nostri eroi mediatici. Segnalando decine di situazioni inaccettabili nella sola area dentro le mura: altro che comune accessibile. O il Peba presentato è una bufala oppure questi personaggi mediatici sono in malafede: io (foss’altro per rispetto agli altri disabili impegnati nel progetto, lontani da telecamere e taccuini) ritengo buona la seconda. E questo teatrino una indegnità.

Piazza grande e le sue attrazioni (l’antiquaria, Fraternita, logge, i tirolesi,..) hanno sempre avuto evidenti problemi di accessibilità, ne ho scritto io e altri prima di me, pel selciato malconcio o pel dislivello o per le baite: ma non è lì che si svolge la quotidianità dei disabili aretini, non si deve prendere a riferimento una profumeria bensì focalizzare su luoghi ad alto tasso di transito, ufficio pubblico o farmacia o chiesa, e certamente sulla disponibilità e fruibilità di posti auto adeguati, sulle dimensioni dei marciapiedi, sulle scenderie e tanto, tanto altro.

Prima di rialzare corso Italia per facilitare l’accesso ai negozi, cruccio del Buratti, forse si dovrebbe preoccuparsi di far arrivare i disabili per il corso, stante lo stato dei servizi di trasporto pubblico, o l’esistenza del sottopasso di via Veneto con il suo dislivello vertiginoso, o la condizione dei marciapiedi stretti, ingombrati, privi di scenderie etc etc.

Esistono molti aspetti da risolvere prima di andare a preoccuparsi degli esercizi commerciali e della accessibilità nei loro locali privati: comprerò da quelli che mi facilitano l’ingresso, trascurerò gli altri e utilizzerei le risorse che Buratti vuole mettere a favore dei commercianti per correggere le tantissime, diffuse e condivise problematiche di accessibilità.

E ai cronisti locali presenti dico: come allocchi vi siete prestati alla promozione di singoli individui. La lotta alle barriere architettoniche è altra cosa, ed i bisogni riguardano sempre più aretini causa aumento diagnosi infauste e innalzamento età media.

Buon natale e buone feste.