La tragedia di Corinaldo e il decreto Salvini – Tentativi di riflessione

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Abbiamo aspettato che passasse un po’ di tempo dalla tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo. Non volevamo partecipare ad un dibattito improvvisato che metteva sotto accusa, confusamente, genitori, scuola, giovani, con argomenti spesso di grande superficialità ed anche senza rispetto del dramma che molte famiglie stavano vivendo. Come sempre dopo le tragedie, tutti esperti di psicologia sociale, di responsabilità genitoriale, di processi educativi, di criminologia ecc. Noi non intendiamo affrontare questi argomenti. Certo, dietro a certi atteggiamenti giovanili c’è un problema educativo, che riguarda sia la scuola che i genitori. Su questo un’unica sottolineatura ci sentiamo di fare: la mancanza di collaborazione tra scuola e famiglie. Sempre più assistiamo a veri e propri assalti di genitori contro insegnanti, spesso per motivi futili. Questo mette in crisi sia il ruolo della scuola sia quello dei genitori. Riconquistare il rispetto reciproco e la massima collaborazione tra scuola e famiglie è il primo indispensabile passo per ricostruire percorsi educativi positivi e per crescere giovani più consapevoli e con valori etici più solidi. Ma c’è un’altra riflessione che vogliamo fare: è quella sul rapporto tra i fatti di Corinaldo ed il decreto Salvini sulla sicurezza. Per mesi stiamo stati bersagliati da slogans sul diritto alla difesa individuale, sul diritto ad armarsi per la propria difesa. Oltre che rappresentare il fallimento dello Stato, anzi la sua rinuncia a difendere tutti i cittadini come pretenderebbe la Costituzione, si cerca di costruire una cultura, pericolosissima, del diritto alla difesa individuale, e quindi del diritto ad armarsi. Sappiamo già cosa succede in America con stragi frequenti anche all’interno delle scuole. Ma i fatti di Corinaldo sono la dimostrazione di quali conseguenze possa avere la diffusione di questa cultura del diritto ad armarsi per proteggersi. Qualcuno dirà: cosa c’entra lo spray al peperoncino con le armi? E’ qui l’equivoco. Prima di tutto lo spray al peperoncino è una vera e propria arma. Qualcuno mi sa spiegare perché nella polizia solo alcuni poliziotti sono autorizzati ad usarlo, e solo dopo appositi e severi corsi di formazione, mentre chiunque può comprare la bomboletta, basta che abbia sedici anni, ed usarla a proprio piacimento? E senza avere la consapevolezza dei danni che può arrecare? E per di più quella tragedia dimostra un’altra cosa: come il diritto ad armarsi possa degenerare in strumento per atti vandalici e criminosi, addirittura per commetter veri e propri reati. Sempre più spesso, infatti, lo spray al peperoncino viene utilizzato in certi locali per creare confusione e procedere a furti di portafogli, telefonini, ecc. Poi capita la tragedia, come a Corinaldo! Tutto questo dovrebbe far riflettere sulla pericolosità del diffondersi dell’uso delle armi di ogni tipo e, soprattutto, dell’affermarsi di una cultura che non vede più nello stato l’istituzione che deve difendere i cittadini. Ed è grave che questa cultura la diffonda chi è al governo, e peggio ancora se è ministro dell’interno, cioè proprio colui che per ruolo dovrebbe garantire la nostra difesa, tutelare la nostra sicurezza. Invece Il nostro Ministro tuttofare lancia questo messaggio: armatevi e difendetevi, perché io non so o non voglio farlo, ho altro da fare! La tragedia di Corinaldo è la dimostrazione di come l’invito ad armarsi sia portatore di insicurezza e di pericolosità sociale. Come al solito a vantaggio dei potenti e disonesti (magari pronti al selfie col Ministro degli interni!
p. Movimento Arturo, Circolo Bibbiena e Poppi
Luca Tafi Giorgio Renzi