La sanità aretina in soccorso alla popolazione della Sierra Leone

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Personale medico, e non solo, in trasferta per curare i cittadini e insegnare ai colleghi. In Africa troppe donne muoiono ancora di parto: così prende corpo il progetto “Nascere in sicurezza in Sierra Leone 2”

AREZZO – Troppe donne muoiono ancora di parto in Africa. Per arginare questa, e altre criticità, portando aiuto alle popolazioni locali, sono in piena attività le due associazioni “AFRICAMICA Onlus” e “Gli occhi della speranza”, unite dall’impegno in favore della Sierra Leone. Con  il sostegno di partner come Asl Toscana sud est, Comune di Civitella in Val di Chiana (presente con l’assessore Elio Randellini), Centro Chirurgico Toscano e ISCOS Toscana (presente con Michele Ciavattini), si sta intensificando un programma per sostenere le attività sanitarie e sociali, con particolare attenzione per l’ospedale di Kabala e i suoi tanti problemi strutturali e di funzionamento.

La terra aretina, da oltre un decennio, attraverso queste associazioni è impegnata in Sierra Leone, con l’obiettivo di alleviare e rendere più facile la quotidianità di migliaia di persone che vivono vari tipi di disagio. Molti i progetti realizzati o in fase di realizzazione come “Nascere in sicurezza in Sierra Leone 2”. Questo progetto (per un costo di € 45.000) ha avuto l’approvazione e il parziale finanziamento della Regione Toscana. Per il resto, i fondi vengono raccolti con iniziative nel territorio. L’obiettivo è di favorire l’accesso all’ospedale delle donne partorienti, soprattutto quelle a rischio e/o residenti in villaggi e località marginali. Resta sullo sfondo l’obiettivo generale di abbattere o almeno abbassare il livello di mortalità materno-infantile, purtroppo ancora attestato su livelli molto elevati.

“In Sierra Leone, ma il dato vale per tutta l’Africa Sub Sahariana – spiega Stefania Magi, referente Salute dei migranti per la Asl Toscana sud est – una donna su 31 muore di parto. Un numero altissimo che va purtroppo di pari passo con un’aspettativa generale di vita molto bassa, sotto i 50 anni. Questa situazione ci riguarda sia come esseri umani che come professionisti della sanità. L’azione delle nostre associazioni è meritevole: consente di aiutare le popolazioni nel loro territorio, lasciando le competenze necessarie agli operatori locali e garantendo così una continuità degli interventi anche quando i nostri professionisti non sono sul posto. Ringrazio tutti per quanto state facendo, ognuno per la propria competenza. E’ un messaggio importante e mi fa piacere veicolarlo proprio sotto Natale”.

“La nostra associazione ha valorizzato fin dal primo momento la presenza in loco della delegazione di “Medici senza frontiere” operante all’interno dell’ospedale di Kabala, attraverso un protocollo di intesa, tutt’ora in vigore, che ha consentito a MSF la realizzazione di una Mothers Waiting House dedicata, all’interno della struttura ospedaliera – dichiara il presidente di AFRICAMICA, Franco Ciavattini – Ci siamo impegnati a garantire, per tutta la durata del progetto, il funzionamento della nuova struttura, sia attraverso l’approvvigionamento dei viveri in favore delle degenti, sia attraverso il riconoscimento di incentivi economici in favore del personale di sorveglianza”.

Ma le potenzialità del progetto non si esauriscono nella funzione materno-infantile, che comunque resta centrale nell’ impianto complessivo. Sono infatti previsti interventi ed azioni nell’ambito della chirurgia generale, in oculistica ed odontoiatria. Proprio nei primi giorni di novembre una delegazione composta da quattro medici, un’operatrice sanitaria ed un tecnico (Alessandro Arcangioli, Mauro Bartolucci, Claudia Recine, Gianluca Banelli, Daniele Cavallotti e Scilla Orsini) ha svolto un’azione davvero importante all’interno del reparto, realizzando nel giro di pochi giorni oltre 140 interventi chirurgici, alcuni dei quali di particolare complessità.

Sempre nell’ambito delle azioni del progetto, è già programmata la prossima missione di medici dentisti (odontoiatri e un’assistente sanitaria, tra cui Chiara Nuti, Lucia Senesi, Alessandra Cinelli e Brando Dini) che si svolgerà dal 17 gennaio al 7 febbraio 2019. Questa delegazione sperimenterà per la prima volta, e limitatamente ai primi due giorni, un approccio con una realtà nuova, “scoperta” recentemente e che si presenta carica di potenzialità per future collaborazioni. Si tratta del Centro Sanitario Lowe Bridges in località Lokomasama (vicino all’aeroporto di Freetown), diretta e gestita da un missionario italiano, Padre Ignazio Poddighe, che ha dimostrato grande interesse verso la nostra attività e, conseguentemente, la volontà di una stretta collaborazione.

Infine, sempre in ordine alle azioni progettuali, è prevista una missione di operatori sanitari nell’ambito oculistico per il prossimo febbraio. In quel periodo saranno a Kabala anche alcuni operatori tecnici che metteranno a punto l’impianto fotovoltaico installato dalle  associazioni nell’ospedale, così da rendere la struttura completamente autosufficiente sul piano dell’approvvigionamento energetico.