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Vesak festa di pace. Sabato 6 maggio a La Pagoda.

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Il Vesak è per eccellenza una cerimonia di pace perché festeggia una grande coincidenza. In quel giorno di luna piena di maggio il Buddha è nato, ha compreso il senso profondo dell’esistenza e in quello stesso giorno di luna piena è morto. Con il Vesak più che mai si diffonde da ogni comunità buddhista il messaggio che il Buddha ha pronunciato con ogni suo respiro: “che tutti gli esseri vivano liberi dalla sofferenza, sereni e in pace”.

Questo non è accaduto tra quei cingalesi che a Villa Severi, lo stesso sabato sera, hanno concluso la loro cerimonia con episodi di violenza spenti solo dall’intervento delle forze di Polizia. Gli istinti aggressivi fanno parte dell’uomo e anche tra coloro che dovrebbero, in quanto buddhisti di nascita, essere i portatori di valori ben diversi.

Non fa notizia però ciò che è accaduto nella stessa giornata presso La Pagoda, di Pieve a Socana nei pressi di Rassina. Qui un’altra comunità buddhista dello Sri Lanka si è ritrovata per festeggiare questo giorno ricco di suggestioni. A La Pagoda la Cerimonia è avvenuta come spontaneamente dovrebbe essere tra colori e profumi, tra fiori e incensi, con cibi particolarmente curati offerti a tutti i presenti in segno di condivisione.

In entrambe le occasioni vi erano solo cingalesi che vivevano la loro cultura, che ricordavano una tradizione che li accomuna. Gli uomini facilmente dimenticano e dimenticano ciò che è più importante, il rispetto per gli altri, l’altruismo, la compassione e la benevolenza.

Per i cingalesi che erano a La Pagoda di Pieve a Socana questo ricordo si è mantenuto vivo e la cerimonia ha potuto esprimere appieno l’esigenza di ravvivare la propria identità culturale e di essere, allo stesso tempo, un momento di luce per chi, come noi italiani, raccogliamo e condividiamo questo messaccio di pace.

Purtroppo anche i cingalesi di Arezzo ci fanno capire che non vi è tra loro “una” comunità buddhista, vi sono solo uomini che si incontrano portando con sé ciò che hanno nel cuore.

Sta a noi la responsabilità di saper discernere, di aggiustare i nostri giudizi, ma soprattutto, ancor più, di saper portare nel nostro cuore, come semplici esseri umani, ciò che può dare ricchezza alla vita. Sta a noi portare nel cuore amarezze, rancori, aggressività e soprusi. Sta a noi saper discernere, in ogni momento del nostro quotidiano, ciò che dà colore e profumo alla vita e ciò che la soffoca con gli acri odori della violenza e del sopruso.

Che tutti gli esseri possano trovare la strada verso la pace, anche qui ad Arezzo,  anche tra chi di ‘buddhista’ porta solo il nome.