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Cambiare la politica, per non “privatizzarla”

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Neanche tre mesi sono trascorsi dal giorno in cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha nominato il governo Monti. Eppure ben più lungo sembra il periodo passato da quella data. Considerando le movimentate novità che nel frattempo si sono sostituite alla pericolosa situazione di stallo, oggettivamente non più sopportabile dal nostro Paese.

 

Tralasciamo l’analisi delle cose buone e di quelle che lo sono meno, che ineluttabilmente costituiscono l’azione dei governi. Siano essi politici (ai quali eravamo abituati) o “tecnico” come l’attuale (al quale non vorremmo abituarci). Su questo aspetto desideriamo soffermarci. I partiti, volenti o nolenti hanno dovuto prendere atto della decisione del Capo dello Stato, ritagliandosi i ruoli e le responsabilità che hanno deciso di assumersi di fronte al Paese (sia i volenti che i nolenti). I cittadini hanno dimostrato con robuste percentuali, di avere fiducia in questo governo “anomalo” - pur sapendo di andare incontro a rinunce di non poco conto - con la speranza che sia quello giusto per ripartire dal punto in cui la politica si era fermata.

In queste poche e semplici indicazioni, sono contenuti segnali importanti anche per la politica della nostra città. E’ auspicabile che tutti i partiti in proporzione alla  forza che esprimono e al carico di responsabilità che i cittadini hanno affidato loro, si sforzino di dare una sferzata al loro operato, soprattutto in un momento come questo. Creando intese e situazioni che favoriscano la più ampia condivisione di provvedimenti utili alla città, rendendone partecipi i cittadini.

Solo così la politica nel suo insieme, potrà e soprattutto dovrà dare prova, di aver compreso gli avvisi che provengono da Roma. Mantenendo il ruolo importante e centrale che il nostro sistema democratico le ha assegnato. Diversamente correrà il rischio, in un futuro non lontano, di essere “privatizzata” da personaggi che si presenteranno come uomini (o donne) della Provvidenza, chiamati a riparare i guasti di una politica che non ha compreso in tempo il cambiamento in atto. Sarebbe imperdonabile per qualsiasi onesto e sincero democratico, di centrodestra e di centrosinistra.