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Eutelia e Silvio Berlusconi

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Eutelia e Silvio Berlusconi

 

Mentre Fanfani e Vasai incontrano i potenziali acquirenti interessati al gruppo Eutelia, questa mattina il quotidiano online “Europa” (di ispirazione di centro sinistra) rilancia, proponendo uno scenario a “tutto campo”, al centro del quale ci sarebbe l’interesse sul gruppo dello stesso presidente del consiglio. L’analisi parte, e questa è la prima pecca, dal considerare una unica azienda il risultato della fusione/scissione del gruppo Eutelia-Agila. Ma se è vero che a Mediaset potrebbero interessare le fibre ottiche della casa madre (ben 14mila chilometri), ciò porterà come inevitabile conseguenza, a considerare gli esuberi frutto della scissione (annullata nella sostanza dal tribunale), un peso di cui obbligatoriamente doversi disfare, ed in prospettiva, il trasferimento a Milano della stessa casa madre, con la progressiva perdita di occupazione nell'area che l'ha vista nascere. 

Questo l’articolo a firma Cesare Damiano:

 

Noi, il caso Eutelia e gli appetiti Mediaset

Quella di Agile-Eutelia è diventata una delle vertenze simbolo del nostro paese. Da una parte un’azienda, operante in un settore strategico come quello dell’information technology, con 2mila dipendenti (quasi tutti ad alta specializzazione) che sono stati per mesi senza stipendio e sono tuttora col posto di lavoro a rischio. Dall’altra un anno di lotte per difendere il lavoro e trovare una via d’uscita e, ancora una volta, un governo inadempiente. Oggi il primo nodo da sciogliere è questo: la latitanza del governo.

Nei mesi scorsi la presidenza del consiglio si era impegnata a riaprire un tavolo di confronto cui far sedere proprietà, sindacati e committenti, per definire un piano di rilancio delle attività produttive.

In aprile il tribunale di Roma ha dichiarato lo stato d’insolvenza dell’azienda ed ha proceduto alla nomina dei commissari. Decisione accolta con favore da lavoratori e sindacati, che la chiedevano con insistenza, perché con l’amministrazione straordinaria rilanciare l’azienda e salvare i posti di lavoro diventa possibile. A livello politico, però, nulla si è mosso. Palazzo Chigi interverrà – ha fatto sapere il sottosegretario Brancher (pochi giorni prima di essere nominato ministro per l’attuazione del decentramento) rispondendo a un’interrogazione del Pd – solo dopo che si sarà pronunciata la magistratura. «Per evitare interferenze istituzionali». A quale pronuncia faccia riferimento (ad Arezzo ieri c’è stata la prima udienza del processo penale a carico di management e proprietà) non è dato sapere. Nel frattempo i lavoratori rischiano di scomparire. E non è soltanto un modo di dire.

Per questo il Partito democratico ha deciso di scendere in campo organizzando uno sciopero della fame “a staffetta” in piazza Montecitorio, iniziato lunedì della scorsa settimana, cui hanno aderito 120 parlamentari.

Un’iniziativa senza precedenti, che si esaurirà solo quando palazzo Chigi indicherà una data certa per la riapertura dei tavoli delle trattative.

Non è solo un ruolo politico di mediazione quello che può giocare il governo nella vicenda Eutelia. Il suo è un ruolo sostanziale. Può intervenire per la riattivazione delle commesse pubbliche perdute e concorrere, insieme ai commissari, alla definizione dei piani industriali senza interferire in alcun modo con le vicende giudiziarie in corso che, ci auguriamo, dovrebbero portare alla adozione della legge Prodi o della Marzano. Ed è ciò che chiede il Pd, insieme alla riconferma delle commesse di parlamento, Rai e Poste italiane. Più si aspetta e più si determinano condizioni peggiori per il salvataggio dell’azienda e dei lavoratori.

L’intervento del governo avrebbe anche un’altra valenza. Sgombrerebbe il campo dal timore – denunciato tempo fa dal Partito democratico – che dietro la vicenda Eutelia ci possa essere Mediaset. La società che fa capo al premier avrebbe messo gli occhi sui 14mila chilometri di fibre ottiche di proprietà della società aretina.

Mediaset finora ha smentito.

Berlusconi, però, non ha mai nascosto il proprio interesse per lo sviluppo della banda larga in Italia. E sulla banda larga viaggia la tv via internet, potenziale concorrente delle televisioni di Cologno Monzese. Un intervento che rimetta l’ex Eutelia in carreggiata, oltre a salvare i posti di lavoro e un gruppo operante in un settore strategico per l’economia italiana (resta il quinto operatore nazionale per infrastrutture e servizi nel campo delle telecomunicazioni), contribuirebbe ad allontanare i dubbi su eventuali interessi incongrui.

Ma la maggioranza di centrodestra, e in particolare Berlusconi, ha un’altra responsabilità, più generale.

A quasi due mesi dalle dimissioni di Scajola, il premier non ha ancora provveduto a nominare il nuovo ministro dello sviluppo economico. Di fronte a vertenze come quella di Eutelia (e di Pomigliano) e, più in generale, alla perdurante gravità della crisi economica, manca il principale interlocutore istituzionale. È una situazione insostenibile, che non può essere tollerata oltre. Come non è più sostenibile, anche per i suoi interessi privati, la prosecuzione dell’interim da parte del presidente del consiglio.

Cesare Damiano da EUROPAquotidiano.it

LINK: http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/119544/noi_il_caso_eutelia_e_gli_appetiti_mediaset

 

 

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