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Rebiya Kadeer, la portavoce del popolo uiguro, nel racconto della figlia SidiK.

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Rebiya Kadeer, la portavoce del popolo uiguro, nel racconto della figlia SidiK.


Rebya Kadaeer, la donna che ha fatto scoprire al mondo intero l’esistenza della civiltà degli Uiguri, non è potuta intervenire all’ottava edizione del premio internazionale per la libertà, che è stato assegnato, quest’estate, con una bella cerimonia, nella piazza del duomo a Lucca.

Rebiya, ha mandato una delle sue giovani figlie a ritirare il “Premio speciale alla libertà” con cui il think tank italiano “Società Libera” l’ha voluta omaggiare e, in qualche modo risarcire, della mancata candidatura della portavoce del popolo uiguro al premio nobel per la pace, di cui sembrava,  solo qualche anno fa, una delle più probabili vincitrici.

Il potere economico della repubblica popolare cinese fa paura a molti. Rebiya Kadeer, una piccola donna oggi poco più che sessantenne, madre di undici figli, nata  poverissima e che,  grazie alla fortuna economica delle sue lavanderie, ha scalato le vette della ricchezza e del potere, conquistando lo scranno di deputata al Congresso Nazionale del Popolo in  Cina, non ha invece mai avuto paura. Dal suo seggio parlamentare e come rappresentante cinese alla Quarta Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite, nel 1995,  ha iniziato la battaglia per la difesa del suo popolo.  Il Governo cinese l’ha rinchiusa in carcere e le ha sequestrato tutti i suoi beni pochi anni dopo, lei oggi vive a Washington DC, dove da poco l’ha raggiunta anche il marito, recentemente, rilasciato dalle carceri cinesi.

Degli Uiguri abbiamo ancora adesso poche notizie. Quasi un mistero è quanti realmente siano gli appartenenti a questa etnia. Secondo il censo cinese, nella regione autonoma dello Xinjiang Uyghuro ne vivrebbero solo otto milioni, per la loro leader Rebiya nell’”Est Turkestan” come gli Uiguri chiamano, testardamente, la stessa regione cinese, ce ne sarebbero 20 milioni.

Rebiya vive dal 2005 negli Stati Uniti, dove è stata accolta con lo status di rifugiato politico, appena uscita dopo cinque anni di carcere durissimo, alla figlia, Sidik Kadeer, 21 anni, che ha ritirato in lacrime il premio da portare alla madre, che non ha ancora grandi possibilità di viaggiare per mancanza di documenti, abbiamo rivolto qualche semplice domanda.

 

D: CHI È SUA MADRE ?

 

F: Una donna che ha avuto la chance di portare di fronte al mondo le sofferenze del popolo degli Uiguri e di rendere pubblico il tentativo cinese di distruggere cultura e tradizioni di questa antica etnia che proviene dagli altipiani della Turchia. Una donna coraggiosa.

 

D: COM’È SUCCESSO CHE IL GOVERNO CINESE HA CONCESSO AD UNA DONNA UIGURA DI SEDERE ALCONGRESSO NAZIONALE DEL POPOLO?

 

F: Mia madre grazie al suo lavoro prima ha fondato una catena di lavanderie  e poi una catena di supermercati. E’ diventata una donna ricchissima da poverissima che era. La Cina ha sfruttato la sua storia personale per farsi pubblicità. Dimostrare al mondo che la Cina non impedisce a nessuno di farsi strada all’interno del suo paese: un segno di liberalità e di democrazia.

Il popolo degli Uiguri tra l’altro è uno dei meno abbienti della Repubblica popolare Cinese, che una donna di loro  diventata la settima donna più ricca della Repubblica popolare cinese,  faceva  molto comodo alla propaganda governativa.

 

D: GLI UIGURI SONO DI CREDO MUSSULMANO?

 

F: Si. il nostro è un islam moderato. Guardi il mio vestito?(Ha un tallieur stretto con una giacca un po’ scollata e la gonna decisamente sopra il ginocchio. In testa porta lo stesso cappello tipico del suo popolo, quasi  un frivolissimo cappellino anni venti, niente che faccia pensare al tentativo di nascondere i capelli.)

 

D: PERÒ IL GOVERNO CINESE PARLA DI TERRORISMO ISLAMICO, QUANDO DEVE SEDARE RIVOLTE NEL LA REGIONE DELLO XINJIANG DOVE RISIEDE LA MAGGIORANZA DEL VOSTRO POPOLO.

 

F: Cercano una scusa per salvare la faccia con la pubblica opinione internazionale. Dopo l’11 settembre siamo diventati terroristi. La verità che il nostro islam non è estremista e il popolo Uiguro,, vuole solo mantenere la sua identità e cultura e non essere completamente fagocitato dalle politiche cinesi. Siamo nella stessa situazione dei Tibetani, ma nessuno lo sapeva fino a che mia madre non ha deciso di raccontare la verità al mondo.

 

D: LA CINA HA DI FATTO CHIUSO MOLTI DEI VOSTRI LUOGHI DI CULTO CON LA SCUSA DEL TERRORISMO.

 

F: Si, antichissime moschee sono state chiuse dal Governo cinese nel 2009, come conseguenza dei disordini del 5 di giugno dello stesso anno. Ma c’erano stati già gravissimi provvedimenti contro la popolazione uigura. Ci hanno lentamente impedito di parlare la nostra lingua, di studiarla nelle scuole e hanno lentamente popolato l’EST TURKESTAN di cinesi Han, che ci odiano perché ci accusano di rubargli il lavoro. Anche in Cina è arrivata la crisi economica e il governo sfrutta il malcontento per eliminare la nostra identità di popolo caucasico; lo stesso progetto perseguito contro il Tibet. La dimostrazione, del tutto pacifica, del 5 di giugno del 2009 voleva solo difendere l’identità di un popolo, è sfociata in una strage 185 uiguri uccisi dalla polizia cinese.

 

D: COME POTETE DIMOSTRARE CHE NON SIETE ESTREMISTI ISLAMICI E CHE LE VOSTRE PROTESTE NON MUOVONO DA QUESTO SENTIMENTO?

 

F: Ha visto bandiere cinesi bruciare a Karachi o nelle piazze del mondo o con l’effige di Hu Jiantao come è successo al Cairo solo per la storia delle vignette danesi? Come dice mia madre, il mondo islamico non considera la questione degli uiguri per la sua propaganda, gli uiguri sono islamici a favore dell’Occidente, mussulmani moderni, che lasciano libere le loro donne di avere successo.

 

D: E LEI COSA VUOL FARE DA GRANDE? SEGUIRE LE ORME DI SUA MADRE?

 

F: Mia madre mandò alcuni dei suoi figli in America, in Virginia, prima di essere incarcerata perché voleva che studiassimo e perché temeva il peggio e voleva metterci in salvo. Io studio legge e spero di essere così di aiuto al mio popolo.

 

D: CI SONO ANCORA SUOI FRATELLI IN CINA?

 

F: Si, due fratelli, in prigione da tre anni e non sappiamo nulla di loro.


 

 

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