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20 settembre 1870 l'ultimo giorno del Papa Re: la breccia di Porta Pia

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Per il 140° anniversario della presa di Roma, si preparano celebrazioni anche in piazza del Popolo, ma ad Arezzo come è consuetudine da molti anni, difficilmente i politici locali oseranno prendervi parte.

 


Per il 140° anniversario della Breccia di Porta Pia (compleanno della nazione) si stanno preparando pompose celebrazioni istituzionali presso la celebre porta, con la partecipata supervisione del Vaticano. Ma ciò che è possibile a livello di vertici, pare non sia possibile nella periferia del paese, dove la ricorrenza che fece nascere il nostro paese, che riconsegnò Roma agli italiani ovvero quando «l’Italia rientrò in Roma» e il giovane Stato liberale dichiarava decaduto il potere temporale della Chiesa e proclamava Roma capitale, è scomoda anche da ricordare e pericolosa da citare.

Da quell’evento discende la legittimità storica dei nostri politici,  che tuttavia preferiscono non ricordarlo, e far finta che Roma sia stata annessa all’Italia dopo una scampagnata domenicale di Sua Santità. Così da molti anni ogni 20 settembre, pochi liberali non necessariamente anticlericali, qualche massone patriota e pochi bersaglieri, garibaldini e mazziniani, si riuniscono, anche ad Arezzo, sotto la stele che ricorda tutti i caduti del risorgimento, eretta in piazza del popolo il 20 settembre 1880. E’ la coscienza sporca di una nazione che da quel giorno preferisce il compromesso alla memoria.  Strano modo per ricordare (o giusto modo per far dimenticare) il 20 settembre 1870.

In un articolo a firma Orazio La Rocca pubblicato su La Repubblica, il 27 luglio scorso veniamo a conoscenza che da molti mesi il Sindaco di Roma e la Curia vaticana stanno lavorando per «celebrare i 140 anni della presa di Porta Pia con un programma di eventi senza venature anticlericali e antivaticane, e senza elementi polemici non graditi Oltretevere. Secondo quanto filtra dai Palazzi vaticani sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a “suggerire” al Campidoglio di arrivare a una commemorazione “condivisa” con la Santa Sede».

Già da qualche anno circola una battuta: “Con la breccia di Porta Pia, i papalini dilagarono in Italia”

Una storia letta al contrario, ma amaramente e ironicamente verosimile. Che nel nostro paese ci sia in atto una breccia al rovescio, e sia sempre più il Vaticano a penetrare in Roma, lo vediamo da tempo.

Vogliamo degli esempi?  I finanziamenti alle scuole cattoliche e i tagli alla scuola statale, i tentativi per impedire qualsiasi legalizzazione delle coppie di fatto, la continua messa in discussione della legge sull’aborto e la negata autodeterminazione delle donne, la volontà di tenere meccanicamente in vita, anche contro la propria volontà, chi si trova in stato vegetativo irreversibile.... fino ad ordinare al Parlamento di sfornare quanto prima una legge sul testamento biologico che impedisca di considerare, sempre e comunque, idratazione e alimentazione forzate trattamenti terapeutici. Questo per aggirare la Costituzione che vieta trattamenti medici senza il consenso del paziente.

La Chiesa gode oggi di un grande rilancio a livello di accordi politici, nel tentativo attraverso le leggi dello stato e le manette dei carabinieri, di contrastare l’irreversibile processo di secolarizzazione e laicizzazione della società.

La gerarchia cattolica vede bene come va il mondo. Ma poiché al controllo del mondo non vuole rinunciare, per gestire al meglio “le anime” chiede alla politica leggi-precetto da stato etico. E spesso le ottiene! Anzi capita a volte che siano proprio i politici a giocare d’anticipo. Sono magari lontanissimi nel loro modo di vivere dalla morale cattolica, ma sanno che all’ombra del Cupolone, le vie per carriere e consensi possono diventare infinite.

Ecco che il 20 settembre 2009, (domenica) le autorità cittadine tutte, ad eccezione di un assessore a titolo personale, hanno evitato di farsi vedere nei pressi della stele di piazza del Popolo, non sia mai di arrecare un si grande dolore alla curia locale.

Ma quest’anno si è deciso per un compromesso su larga scala. Per questo vogliamo far sapere ai politici nostrani, che il prossimo 20 settembre, accanto al Presidente della Repubblica e al Sindaco di Roma, a porta Pia ci sarà la seconda carica vaticana dopo il papa: il cardinale Bertone, che non solo mantiene fermissima la linea del Tevere, ma che non disdegna utili straripamenti per allargarla.

Di fronte a tanta festa di intrecci tra Stato e Chiesa che si profila per il 140° anniversario della Breccia di Porta Pia, sarà bene ricordare che questa data è un baluardo storico e simbolico della laicità dello Stato. Ed è bene avere memoria storica anche che il nostro Risorgimento e l’Unità d’Italia ci sono stati nonostante i clericali non li volessero. Proprio a Porta Pia, sarebbe il caso di ricordare il “Libera Chiesa in Libero Stato” di Cavour, le battaglie e i discorsi di Mazzini e di Cattaneo contro il potere temporale dei papi.... Qualche accenno inoltre non guasterebbe, per onestà intellettuale e storica, al convinto anticlericalismo di Garibaldi che esortava gli italiani a liberarsi dalla tirannia dei preti, e che aveva in tale avversione il pontefice regnante da chiamare Pionono il suo asino.

Non vorremmo che ora, dopo le istituzionali celebrazioni del prossimo 20 settembre, la scritta sul basamento della colonna della vittoria: « l’Italia rientrò in Roma», debba essere sostituita con un’altra: «Il Vaticano rientrò in Italia».

 

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bruno 03/09/2010 06:27:56
SCV : Se Cristo Vedesse e non Stato Città del Vaticano
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E vai... 04/09/2010 08:22:14
...una vulgata anticlericale ogni tanto non guasta.
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